Prezzi del cibo alle stelle, Schlein: “Aumenti incontrollati e Meloni pensa ad autocelebrarsi e cambiare legge elettorale”. Conte: “Il governo festeggia, gli italiani no”
I dati sull’aumento dei prezzi alimentari negli ultimi cinque anni elaborati in contemporanea da fattoquotidiano.it e Sole 24 Ore, da cui emergono rincari medi di quasi il 30% che pesano come un macigno sui bilanci delle famiglie meno abbienti, finiscono al centro degli attacchi delle opposizioni nella settimana della festa a Bari per festeggiare “il governo più longevo della storia repubblicana”. “Quello che resta dopo quattro anni di governo Meloni è l’aumento incontrollato del costo della vita, come certificano anche oggi i dati del Sole 24 Ore, e l’ossessione della presidente del Consiglio per come restare aggrappata al potere“, evidenzia la segretaria del Pd Elly Schlein. “Mentre le famiglie italiane pagano di tasca propria l’incompetenza di questo governo, con i carburanti alle stelle, i generi alimentari che costano quasi il 30% in più rispetto a cinque anni fa e le bollette più care d’Europa, Giorgia Meloni pensa soltanto a cambiare la legge elettorale e a preparare la sua festa a Bari. La preoccupazione principale di Palazzo Chigi in queste settimane è preparare l’autocelebrazione, quella degli italiani è pagare il pieno all’automobile e la spesa. Meloni festeggia, l’Italia no”.
“Loro festeggiano, gli italiani no. Sono troppo impegnati con i preparativi della loro festa a Bari e a costruirsi una legge elettorale per rimanere imbullonati al potere”, aggiunge il presidente M5S Giuseppe Conte sui social. “Oltre al record di longevità ne vantano un altro: il governo che più a lungo ha ignorato i problemi degli italiani. Aumenti sul carburante di 356 euro in un anno a famiglia, aumento a 130 euro di una spesa alimentare che fino a 5 anni fa si faceva con 100 (Sole 24 Ore), rincari su gas, luce, materiali scolastici, trasporti. E loro cosa hanno fatto? Semplicemente nulla. Hanno detto no per anni a tutte le nostre proposte, dalle tasse sugli extraprofitti di colossi energetici, banche e industria militare alla revisione degli impegni sul Riarmo per mettere le risorse su contrasto del carovita, interventi su stipendi e tasse“.
“Il fallimento della destra si vede nel carrello”
“Il fallimento della destra si vede nel carrello della spesa”, commenta il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto. “L’inflazione alimentare colpisce i più poveri con il 30 per cento in più in cinque anni. Non so cosa ci sia da celebrare per i 4 anni di governo Meloni se il prezzo delle arance è arrivato a più 31 per cento. L’unica risposta è alzare i salari di chi lavora, ma alla destra interessa solo fare campagne ideologiche contro il salario minimo e inventarsi scenari apocalittici sull’invasione dei migranti per arginare Vannacci. Sono tecnicamente fuori dalla realtà”. In scia il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia: “Giorgia Meloni ha una priorità chiarissima: la legge elettorale. Il Parlamento viene costretto a occuparsi delle regole con cui questa destra spera di affrontare le prossime elezioni mentre milioni di famiglie affrontano ogni giorno un’emergenza economica vera. È la fotografia impressionante del distacco tra il Palazzo e il Paese. Il carrello costa quasi il 30% in più, i carburanti superano i due euro, il potere d’acquisto è stato eroso, l’industria è in difficoltà e la sanità pubblica non riesce a garantire a tutti il diritto alle cure. Ma la maggioranza parlamentare viene chiamata a obbedire all’ossessione di Giorgia Meloni: cambiare ancora una volta le regole, per paura di perdere il potere”.
“Gli italiani spendono quasi il 30% in più per fare la spesa rispetto a 5 anni fa”, gli fa eco Alessandro Zan, componente della segreteria nazionale ed eurodeputato del Pd. “Eppure la premier continua a vantarsi di successi che non esistono, sposta l’attenzione pubblica su fantomatici nemici e impiega tutte le sue energie per la legge elettorale, cioè per blindare se stessa e la sua maggioranza. Invece di parlare del nulla, Meloni torni nel Paese reale, dal suo fruttivendolo di fiducia che riprendeva per i post social. Si renderà conto che la realtà è molto diversa dai suoi comunicati”.
“Si compra meno e si mangia peggio, pressione fiscale salita”
“Mentre il centrodestra parla dell’immigrato, del giudice, del giornalista, del complotto, della polemica del giorno, negli ultimi cinque anni il costo di un paniere di 31 prodotti acquistati dalle famiglie italiane è passato da 100 a 129,50 euro. Quasi il 30% in più”, aggiunge Davide Faraone, vicepresidente di Iv-Casa Riformista, citando ad Agorà un’elaborazione del Sole24Ore. “Nel frattempo gli stipendi reali non recuperano quanto perso con l’inflazione, la pressione fiscale è salita e fare il pieno è tornato a essere un salasso. La conseguenza è la quota di italiani che dichiara di avere ridotto quantità o qualità dei prodotti acquistati è passata dal 24,3% del 2021 al 31% nel 2024. Insomma, si compra meno e si mangia peggio. Peccato che il centrodestra aveva promesso meno tasse, salari migliori e più soldi nelle tasche degli italiani. Oggi abbiamo spesa più cara, carburanti più cari, pressione fiscale più alta e stipendi che arrancano. Ecco perché parlano sempre d’altro”.
La replica: “Fiammata inflazionistica iniziata quando al governo c’erano loro”
“Le opposizioni continuano ad attribuire al governo Meloni la responsabilità dell’aumento dei prezzi, ma dimenticano un dettaglio tutt’altro che secondario: la fiammata inflazionistica da cui siamo partiti si era verificata quando al governo c’erano loro”, replica il deputato di Fratelli d’Italia e segretario della commissione Finanze Guerino Testa. “Giusto per rinfrescare la memoria: nell’ottobre 2022, quando si insediò il governo Meloni, il potere d’acquisto delle famiglie era già pesantemente falcidiato da un’inflazione al 12,6% su base annua. Un dato che, a quanto pare, nelle ricostruzioni dell’opposizione è finito direttamente nel cassetto delle cose da non ricordare. Da lì siamo partiti. Con noi la rotta è stata invertita: inflazione media al 5,7% nel 2023, all’1% nel 2024 e all’1,5% nel 2025”.
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