“Se volessi andare in Olanda avrei meno difficoltà che a tornare in Italia” - 5/5
“Se volessi andare in Olanda avrei meno difficoltà che a tornare in Italia”
“Io sono cittadino italiano e cittadino europeo. Se in questo momento volessi andare a lavorare in Olanda, avrei meno difficoltà che non a tornare in Italia”, chiosa. Il confronto non è solo burocratico. È anche lavorativo. In Germania, dice, ha avuto per gran parte del tempo contratti da dipendente. In Italia, nel suo settore, “sei spesso spinto ad aprire partita Iva e a fare la libera professione, ma con condizioni di fatto da dipendente”. Il suo non è un rifiuto dell’Italia. Anzi. “Questa sfida di tornare in Italia e valorizzare il patrimonio territoriale ce l’ho ancora. Il desiderio c’è. Semplicemente, dal punto di vista legale e burocratico, mi troverei ad avere un enorme ostacolo iniziale per partire”.
La questione si inserisce in un mercato già complesso. Secondo l’Architects’ Council of Europe, nel 2024 in Europa ci sono circa 580mila architetti, l’8 per cento in più rispetto a dieci anni prima; Italia e Germania sono i Paesi con il numero più alto, entrambi oltre i 100mila. La tabella del rapporto ACE stima per l’Italia 152mila architetti, pari a 2,6 ogni mille abitanti, contro i 120.200 della Germania, pari a 1,4 ogni mille abitanti. Il rapporto descrive una professione europea in crescita ma attraversata da incertezza: il settore delle costruzioni vale circa 2.600 miliardi di euro, mentre gli architetti generano 26 miliardi di fatturato, circa l’1 per cento del mercato; il 37 per cento prevede una diminuzione del carico di lavoro, contro il 19 per cento che si aspetta una crescita. Per Prezioso, il dato italiano pone una domanda ulteriore: perché un Paese con così tanti architetti e un mercato difficile rende così tortuoso il rientro di chi si è formato anche fuori? “Trovo assurdo che ci siano così tanti ostacoli per rientrare in un Paese quando esiste questa forma di protezionismo verso la professione o il titolo di studio. Il protezionismo dovrebbe servire a difendere un privilegio, ma non mi sembra che la condizione italiana sia così privilegiata”.
La domanda di Prezioso resta aperta: “Se facciamo propaganda sul fatto che le persone vadano via dall’Italia e poi magari vogliamo che tornino, perché non rendere chiari fin dall’inizio i requisiti per rientrare?”.