Il nodo dell’esame di Stato e dell’albo - 4/5
Il nodo dell’esame di Stato e dell’albo
Sul piano europeo, la professione di architetto rientra nel perimetro delle professioni regolamentate: la direttiva 2005/36/CE disciplina il riconoscimento delle qualifiche professionali e, per l’architettura, fa riferimento alle particolarità delle norme nazionali che regolano l’esercizio della professione. In Italia, il Dipartimento per gli Affari Europei ricorda che i cittadini Ue, SEE e svizzeri possono esercitare una professione regolamentata dopo aver ottenuto il riconoscimento del titolo o della qualifica professionale dalle autorità competenti; il riconoscimento delle qualifiche professionali è regolato dal d.lgs. 206/2007, che recepisce la direttiva europea.
Prezioso distingue infatti due piani: il riconoscimento accademico del titolo di studio e il riconoscimento professionale della qualifica. La strada che ora sta tentando passa dalla Germania: completare i requisiti per entrare nell’ordine tedesco degli architetti e poi chiedere il riconoscimento professionale in Italia. “Ho iniziato il processo per entrare nel gruppo degli architetti in Germania”, racconta. “Lì vogliono che tu impari sul campo: dopo la laurea devi lavorare almeno due anni a tempo pieno affrontando tutte le fasi del progetto, dalla visita del sito alla progettazione preliminare, all’esecutiva, al cantiere, alla valutazione dei costi. Oltre a questo devi fare 60 crediti formativi, che io ho già fatto”.
Le distorsioni burocratiche in Italia si estendono anche al settore della Pubblica Amministrazione. Per accedere a un bando statale (ad esempio come tecnico comunale), è possibile richiedere l’equipollenza del titolo estero. Anche in questo caso, però, il meccanismo è perverso: la certificazione è valida unicamente per quel singolo concorso e non può essere richiesta preventivamente. “Non puoi fare domanda per l’equipollenza finché non hai vinto o non sei dentro quella specifica procedura”, denuncia l’architetto. Il risultato è che un candidato vincitore si ritrova in un limbo burocratico di almeno sei mesi, in attesa che una commissione decida se il suo titolo sia valido o meno. Se in futuro volesse partecipare a un concorso diverso, dovrebbe ripetere l’intera trafila.
Il problema non è soltanto accademico. In Italia, per esercitare come architetto e iscriversi all’albo, occorre superare l’esame di Stato. Ma per accedere all’esame serve un titolo riconosciuto. Se la laurea magistrale estera non viene riconosciuta come equivalente alla laurea italiana richiesta, l’accesso al percorso professionale resta bloccato. Per Prezioso questo significa almeno altri anni fuori: “Nella mia testa direi che servirà almeno un altro paio d’anni prima che io possa effettivamente lavorare come architetto in Italia. Rientrare magari è diverso. Ma lavorare come architetto, almeno un altro paio d’anni”.