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“Sono architetto da dieci anni in Germania ma in Italia è come se la mia laurea magistrale non esistesse”

La storia di Antonello Prezioso: dopo il Politecnico di Milano, la magistrale a Berlino e dieci anni di cantieri e progetti in Germania. Oggi vorrebbe rientrare, ma il suo titolo estero e il suo curriculum si scontrano con le regole dell'equipollenza. L'unica strada offerta dagli atenei italiani? Riscriversi, pagare le tasse e chiedere l'abbreviazione della carriera
“Sono architetto da dieci anni in Germania ma in Italia è come se la mia laurea magistrale non esistesse”
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Antonello Prezioso ha 32 anni, vive a Berlino e possiede un curriculum che incarna alla perfezione il modello del professionista europeo: laurea triennale in Architettura conseguita al Politecnico di Milano, un Master of Science alla Technische Universität (TU) di Berlino e un decennio di esperienza maturato in Germania. Eppure, se oggi volesse tornare in Italia per esercitare la sua professione in pianta stabile, il suo titolo magistrale e il suo bagaglio tecnico si infrangerebbero contro un muro di gomma.

Il nodo non riguarda la validità o il prestigio dell’ateneo tedesco, ma l’impenetrabile sistema burocratico italiano legato al riconoscimento accademico. Per le segreterie universitarie italiane, la soluzione per colmare la distanza tra i due sistemi formativi è a dir poco surreale: l’architetto dovrebbe iscriversi nuovamente all’università, come un normale studente, azzerando di fatto dieci anni di vita. “È scoraggiante”, dice al Fattoquotidiano.it. “Il problema è che a vent’anni non te lo immagini di certo che poi ti ritroverai un giorno in questa situazione. Si fa tanta propaganda sul fatto che i giovani vadano all’estero, che debbano internazionalizzarsi, fare esperienza, aprirsi al mondo. Ma se poi vuoi tornare, nessuno ti ha spiegato prima quali sono davvero i prerequisiti per rientrare”.

Il suo percorso inizia a Milano, ma l’esigenza di misurarsi con un contesto più ampio lo spinge oltre confine: “Volevo imparare competenze che sapevo sarebbero state utili non soltanto in Italia, ma in generale nel mio settore. Sono andato all’estero con l’idea di apprendere conoscenze più specifiche di quelle che avrei potuto avere studiando in Italia, e l’ho fatto, ma l’obiettivo è sempre stato quello di tornare a casa e valorizzare il nostro patrimonio territoriale”, spiega.

In Germania impara la lingua e si confronta con un approccio al lavoro orientato all’efficienza. Nel corso degli anni lavora per studi di rilievo come raumlaborberlin (dal 2020 al 2024) e MTM Architektur (dal 2024), ricoprendo inoltre incarichi accademici come tutor alla TU Berlin e assistente di ricerca alla LUH di Hannover. Firma progetti molto concreti: dalla direzione lavori per l’installazione Symbiosen al Pina Bausch Zentrum di Wuppertal, fino alla pianificazione e ai cantieri per la riqualificazione dello Spreepark e di complessi residenziali a Berlino. Un profilo che, sulla carta, risponde esattamente a ciò che l’Europa incoraggia da decenni in termini di mobilità e competenze trasversali.

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