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I crediti mancanti e l'assurda richiesta di rifare la laurea magistrale in Italia - 3/5

La storia di Antonello Prezioso: dopo il Politecnico di Milano, la magistrale a Berlino e dieci anni di cantieri e progetti in Germania. Oggi vorrebbe rientrare, ma il suo titolo estero e il suo curriculum si scontrano con le regole dell'equipollenza. L'unica strada offerta dagli atenei italiani? Riscriversi, pagare le tasse e chiedere l'abbreviazione della carriera
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I crediti mancanti e l’assurda richiesta di rifare la laurea magistrale in Italia

Il riconoscimento diretto della sua laurea magistrale si arena su tre materie specifiche: Restauro, Estimo e Impianti. Si tratta di esami centrali in Italia, ma declinati in modo profondamente diverso nel sistema universitario tedesco (dove, ad esempio, Impianti è considerata una disciplina strettamente ingegneristica e Restauro segue percorsi a sé stanti).

Nonostante Antonello abbia gestito per anni il controllo dei costi (Estimo) e coordinato i cantieri lavorando come professionista, per la burocrazia italiana questa esperienza sul campo è quasi irrilevante. La legge permette infatti di riconoscere le prestazioni lavorative per un massimo di soli 12 crediti formativi su 120. Troppo pochi per colmare il divario formale.

Di fronte a questo stallo, le segreterie propongono l’alternativa: l’iscrizione a un corso di laurea in Italia con richiesta di “abbreviazione del percorso”. “Mi hanno detto: ti iscrivi all’università, paghi la quota e poi parte un processo burocratico per cui vengono riconosciuti gli esami che hai fatto“, spiega. Essendo Architettura una facoltà a frequenza obbligatoria, questa soluzione si traduce in un blocco della vita professionale. “Vorrebbe dire mettere in pausa la carriera, ricominciare a studiare, ripresentare un’altra tesi e rifare un altro percorso accademico. Avrebbe significato un’impossibilità fisica”.

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