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Il muro di gomma dell'equipollenza: le difficoltà e i costi della burocrazia per rientrare in Italia - 2/5

La storia di Antonello Prezioso: dopo il Politecnico di Milano, la magistrale a Berlino e dieci anni di cantieri e progetti in Germania. Oggi vorrebbe rientrare, ma il suo titolo estero e il suo curriculum si scontrano con le regole dell'equipollenza. L'unica strada offerta dagli atenei italiani? Riscriversi, pagare le tasse e chiedere l'abbreviazione della carriera
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Il muro di gomma dell’equipollenza: le difficoltà e i costi della burocrazia per rientrare in Italia

Quando matura l’idea di riportare in Italia le competenze acquisite, Antonello si scontra con la rigidità della vecchia “equipollenza”, oggi definita riconoscimento accademico. La prassi italiana non valuta il raggiungimento di un traguardo (il conseguimento della laurea magistrale estera), ma analizza al microscopio i singoli esami per cercare un’esatta sovrapponibilità con i corsi nazionali.

“La cosa che mi ha stupito è che non viene visto come: ‘Questa persona ha acquisito un titolo di studio, validiamo il titolo‘”, spiega Prezioso. “Nella prospettiva italiana è come se tu avessi studiato all’estero e quindi ti considerano come un Erasmus di due anni. Devi andare a trovare un’università che abbia un piano di studi il più possibile identico al tuo”.

Prima ancora di entrare nel merito didattico, la procedura si rivela un salasso. Antonello raccoglie documenti, timbri e certificazioni: “Ho fatto tre round di traduzioni e solo per quelle ho speso qualcosa come 450 euro”. A questa cifra vanno aggiunti i costi amministrativi delle università italiane, che oscillano tra i 250 e i 350 euro, oltre ai tempi delle ambasciate, delle legalizzazioni e delle finestre di candidatura. “Il processo è durato comunque un anno”, dice. Un iter lungo un anno, farraginoso e dai contorni opachi. “C’è una legge italiana che regola questo tipo di conversione, ma proprio perché è il pilastro su cui si fonda la procedura, dovrebbe essere la prima cosa menzionata dalle università. Invece non viene messa davanti. Per me è stato un po’ oscurantismo”.

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