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“Pensavo di avere tanti soldi, ma non mi avevano pagato le tasse, versato l’Iva e mi avevano sottratto un libretto al portatore che avevo con mamma. Passo la giornata a dire caz**te e sperare che i miei figli ridano”: così Diego Abatantuono

L'attore racconta gli inizi della carriera, le opportunità sul set e il rapporto con i figli

di Redazione FqMagazine
“Pensavo di avere tanti soldi, ma non mi avevano pagato le tasse, versato l’Iva e mi avevano sottratto un libretto al portatore che avevo con mamma. Passo la giornata a dire caz**te e sperare che i miei figli ridano”: così Diego Abatantuono

Capita che il passato venga a bussare al presente e bisogna farci i conti. Affrontarlo e andare avanti. È successo anche a Diego Abatantuono nel suo lavoro “ma non per colpa mia. Ho iniziato giovane: ero ferrato sul cabaret, ma conoscevo poco il cinema e per nulla Roma. Nel primo periodo di euforia ho fatto dodici film in due anni e commesso errori”, ha raccontato in un’intervista a La Repubblica. A quel punto, si è ritrovato a doversi scontrare con la realtà: “Pensavo di avere tanti soldi, scoprii che non mi avevano pagato le tasse, versato l’Iva e mi avevano sottratto un libretto al portatore che avevo con mia madre. Fu difficile”.

Con gli anni, l’attore ne è venuto a capo. Adesso sarà al cinema con ‘Il malloppo’, in sala dal 3 settembre insieme al Mago Forest e Max Angioni. Mentre girava, tra l’altro “mi sono fatto male a una gamba. Per girarmi a salutare una fan sono inciampato – ha rivelato -. Ma faccio subito il calcolo di come sarebbe potuta andare peggio e mi tranquillizzo”.

Agli inizi della sua carriera (ormai vanta 50 anni sul set), Abatantuono scelse di proposito di lavorare con specifici registi. “Non credo ai talenti da scoprire, ma alle persone con cui lavori bene”, ha specificato. Con Luigi Comencini, agguantò un’occasione al volo: “Quando mi propose ‘Un ragazzo in Calabria’ avevo anche la possibilità di fare ‘Soldati – 365 all’alba’ di Marco Risi, dove forse mi sarei divertito molto. Ma pensai: lavorare con Comencini, già anziano, e con Gian Maria Volonté non mi capiterà più. Lo stesso con Scola, poi amico per tutta la vita”.

Sullo stesso filone, l’incontro con Pupi Avati: “Mi telefonò e mi propose un film. Poi mi raccontò che prima aveva chiamato Lino Banfi, che aveva rifiutato. Quindi fu un bel colpo di fortuna per me. Per dire quanto pesa il destino nel cinema”.

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