"Il carcere peggiore Bologna. Poi mi hanno spedito a Roma" - 3/3
Il carcere? “È la prima volta che ne parlo. Uno pensa che il carcere femminile sia più leggero. Ma è il peggiore”. Psicologicamente, racconta ancora, “fanno di tutto per farti crollare. Alla mattina ti svegliano con la “battitura”: battono il manganello contro le inferriate delle celle, più volte, su e giù. È una sevizia psicologica. Lo fanno tre, cinque, anche dieci volte al giorno, dipende da quanto ti vogliono molestare”. Poi ancora: “La galera è una esperienza che ti cambia la vita. È un incubo, una prova”. “Il peggiore è Bologna. Poi mi hanno spedito a Roma. Nel tragitto mi han tenuto nel blindo con le manette, eravamo cinque o sei, ammanettati. Ci fermiamo in un altro carcere per prendere qualcun altro e chiedo di andare in bagno. Avevo tutte le gambe gonfie, i capillari rotti. Dico: ‘Almeno toglietemi le manette, come faccio altrimenti?’. E loro: ‘Ce la fai, ce la fai’. Scendo, e sono tutti lì con il mitra: ‘Ma voi avete visto dei gran film di guerra!’, gli faccio. ‘Stai zitta!’, urlano. ‘Eh no, io parlo! Cosa fate, mi arrestate?’. A uno gli ho detto: ‘Potrei essere non tua madre, ma tua nonna e mi vergognerei’. Sono cattivi. Io dei buoni che fanno quel lavoro lì non ne ho conosciuti”. Poi San Vittore, a Milano. “Io ero nelle cucine dalla mattina alla sera”.
E sua figlia Stefania? Dopo un breve periodo insieme “ci hanno separate per farci crollare. Ma io non mi ammazzerò mai. Non ho mai preso un sonnifero. Mia figlia poverina l’hanno spedita a Pisa, il carcere peggiore di tutti. E dire che lei per la sua malattia non doveva neppure stare in carcere”. Wanna Marchi è stata in carcere anche con Rosa Bazzi condannata per la strage di Erba. “La donna più buona del mondo – racconta ancora al settimanale Gente – Rosa non uccide neppure una mosca”.