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“Non volevo suonare la campanella di fine terapia, pensavo di non aver sofferto abbastanza”: Cheri Oteri dopo aver affrontato un tumore al seno

L'attrice e comica statunitense ha ripercorso le fasi della sua malattia: "Un'amica mi ha convinto a chiedere un secondo parere, mi era stata prospettata una mastectomia"

di Redazione FqMagazine
Cos'è il carcinoma duttale in situ - 3/3

Cos'è il carcinoma duttale in situ - 3/3

Il carcinoma in situ della mammella è uno stadio precoce di tumore alla mammella e costituisce la forma meno aggressiva di tale neoplasia. A differenza del carcinoma infiltrante, non è invasivo e le cellule tumorali sono limitate all’interno dei dotti galattofori o dei lobuli ghiandolari.

Nel carcinoma in situ le cellule tumorali si sviluppano e prolificano unicamente nei tessuti da cui sono originate, e cioè nei lobuli (le ghiandole che producono il latte) o nei dotti lattiferi (i canali che portano il latte ai capezzoli). Di conseguenza, il carcinoma è sempre classificato allo stadio 0, e cioè non in grado di diffondersi nell’organismo. Nella maggior parte dei casi il carcinoma in situ non presenta sintomi particolari. Nel caso dei carcinomi duttali (localizzati cioè nei dotti lattiferi) la donna può però notare la formazione di noduli, un’anomala secrezione dal capezzolo o, più raramente, un arrossamento dall’areola o del capezzolo.

Il tumore è dovuto alla moltiplicazione incontrollata delle cellule di un tessuto e alla loro trasformazione in cellule maligne. Nonostante non sia ancora stata chiarita del tutto la causa scatenante di questo processo, si conoscono con certezza alcuni fattori di rischio che lo inducono. I principali fattori di rischio sono l’età, fattori riproduttivi correlati con una maggiore esposizione estrogenica (ad esempio l’inizio della menopausa in tarda età, l’inizio delle mestruazioni prima dei 12 anni, la prima gravidanza in tarda età o non aver mai avuto figli), fattori ormonali (ad esempio una terapia ormonale per trattare i disturbi della menopausa), l’esposizione alle radiazioni, l’obesità, l’abuso di alcol, l’astinenza dall’attività fisica e la sindrome metabolica. Il rischio di sviluppare un tumore, poi, aumenta con l’aumentare dell’età e con l’aver già avuto un tumore in precedenza. Esistono infine fattori familiari o ereditari come mutazioni genetiche che predispongono al rischio di sviluppare un tumore alla mammella.

Dal sito del Policlinico Sant’Orsola

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