La visione della morte - 3/3
Jet Li, che da tempo si dedica alla spiritualità, condivide l’insegnamento più grande che ha tratto dalla meditazione: “Mi ha mostrato che non sono al di sopra di nessuno e non sono separato da nessuno. Mi ha insegnato che, a un livello più profondo, siamo tutti uguali”. Ma chi è Jet Li quando si chiude il sipario e nessuno lo guarda? La risposta è tutt’altro che scontata: “Non ho trovato una risposta definitiva. Non sono il mio nome, non sono il mio corpo, non sono il mio lavoro. Quando scomponi tutto ciò che costituisce ‘Jet Li’ o ‘Li Lianjie’, non rimane una singola cosa, solida e definita, che si possa indicare dicendo: ‘Ecco, questo sono io’”. Una certezza, però, lo accomuna a tutti gli altri: “Credo che ogni essere umano abbia paura della morte. Alla fine, non possiamo portare con noi nulla di ciò che abbiamo costruito in questa vita”. Anche in questo caso la spiritualità gli viene in aiuto: “Nella visione buddhista la morte non è la fine: è parte di un ciclo molto più lungo. Quindi la mia vera paura non è la morte in sé. È la paura di non comprendere quel ciclo, di non avere chiarezza su ciò che continua e ciò che non continua. Il lavoro consiste nell’allenare la mente così da incontrare sia la vita sia la morte, per averne meno paura”.