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“Nanni Moretti, Marco Bellocchio, Paolo Sorrentino, Matteo Garrone si conoscono, immagino si stimino, ma non credo facciano parte di un circoletto. Si dice per sminuire il cinema italiano”: parla Domenico Procacci

Il produttore di Fandango parla della moglie Kasia Smutniak e dei figli Sophie e Leone, poi respinge l’idea del “circoletto” del cinema italiano: “Un’espressione usata per sminuire questo mondo. Negli ultimi anni dalla stampa di destra è arrivato un attacco politico violento"

di Redazione FqMagazine

"Parlare di 'circoletto' del cinema italiano è un modo per sminuire" - 2/3

Quando si tratta di descrivere Fandango, Procacci non ha dubbi: “La scommessa, fin dall’inizio, è sempre stata mantenere un’identità. Ci sono racconti che mi hanno sempre interessato: il romanzo di formazione, il reale, storie che partono da fatti veri o persone realmente esistite, i grandi romanzi. Non significa fare sempre lo stesso genere, ma cercare una qualità, una coerenza. Anche rinunciando a film commercialmente più forti”. E sul tanto chiacchierato “circoletto” del cinema italiano non ha dubbi: “Penso sia vero fino a un certo punto. Nanni Moretti, Marco Bellocchio, Paolo Sorrentino, Matteo Garrone si conoscono, immagino si stimino, ma non credo affatto che facciano parte di un circoletto. È un’espressione usata per sminuire questo mondo. Come quando si dice che tutti hanno un attico a Piazza Navona o che è un mondo di radical chic. Il cinema italiano viene guardato con molta diffidenza, e ci può anche stare. Ma negli ultimi anni è stato oggetto, soprattutto da parte di una certa stampa di destra, di un attacco politico violento. Pensi a tutto il discorso sull’egemonia culturale della sinistra…”.

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