"Parlare di 'circoletto' del cinema italiano è un modo per sminuire" - 2/3
Quando si tratta di descrivere Fandango, Procacci non ha dubbi: “La scommessa, fin dall’inizio, è sempre stata mantenere un’identità. Ci sono racconti che mi hanno sempre interessato: il romanzo di formazione, il reale, storie che partono da fatti veri o persone realmente esistite, i grandi romanzi. Non significa fare sempre lo stesso genere, ma cercare una qualità, una coerenza. Anche rinunciando a film commercialmente più forti”. E sul tanto chiacchierato “circoletto” del cinema italiano non ha dubbi: “Penso sia vero fino a un certo punto. Nanni Moretti, Marco Bellocchio, Paolo Sorrentino, Matteo Garrone si conoscono, immagino si stimino, ma non credo affatto che facciano parte di un circoletto. È un’espressione usata per sminuire questo mondo. Come quando si dice che tutti hanno un attico a Piazza Navona o che è un mondo di radical chic. Il cinema italiano viene guardato con molta diffidenza, e ci può anche stare. Ma negli ultimi anni è stato oggetto, soprattutto da parte di una certa stampa di destra, di un attacco politico violento. Pensi a tutto il discorso sull’egemonia culturale della sinistra…”.