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“Nanni Moretti, Marco Bellocchio, Paolo Sorrentino, Matteo Garrone si conoscono, immagino si stimino, ma non credo facciano parte di un circoletto. Si dice per sminuire il cinema italiano”: parla Domenico Procacci

Il produttore di Fandango parla della moglie Kasia Smutniak e dei figli Sophie e Leone, poi respinge l’idea del “circoletto” del cinema italiano: “Un’espressione usata per sminuire questo mondo. Negli ultimi anni dalla stampa di destra è arrivato un attacco politico violento"

di Redazione FqMagazine
“Nanni Moretti, Marco Bellocchio, Paolo Sorrentino, Matteo Garrone si conoscono, immagino si stimino, ma non credo facciano parte di un circoletto. Si dice per sminuire il cinema italiano”: parla Domenico Procacci - 3/3

“I film difficilmente cambiano la vita delle persone, ma è giusto che raccontino chi prova a farlo”

La chiacchierata è lunga, dallo schierarsi anche politicamente attraverso le opere, a Mustang, docu-film prodotto da Fandango e per la regia di Kasia Smutniak che torna su una storia cominciata più di vent’anni fa con Pietro Taricone in Nepal: “Per me è un lavoro importante ed emozionante perché racconta una vicenda che, da un certo punto in poi, ho vissuto anch’io. – racconta il produttore. – La responsabilità è stata completamente della regista. Io ho visto da vicino quanta tenacia, e a volte quanta ossessione, richieda fare un film. Tiene insieme una parte personale con il racconto di una cultura che va difesa. E c’è il progetto della scuola, che ha cambiato la vita di tanti bambini e famiglie. I film difficilmente cambiano la vita delle persone, ma è giusto che raccontino chi prova a farlo”. Storie che Domenico Procacci sente che non sono mai state raccontate abbastanza? “Gli anni Settanta, la Val di Susa e la Tav, più recentemente la Flotilla”.

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