L'inizio per gioco e l'evoluzione social - 2/4
Quella che oggi è una sorta di unità di pronto intervento per bagnanti sbadati è nata come un semplice passatempo. “Ho cominciato circa vent’anni fa perché questo mondo mi aveva sempre affascinato”, ha raccontato Lanfredi. “All’inizio, però, non riuscivo a trovare quasi nulla: il metal detector deve essere regolato correttamente e bisogna imparare a conoscerlo. Con il tempo ho acquistato apparecchi più adatti e mi sono specializzato. Ho fatto parte anche di alcune associazioni, poi ho deciso di proseguire autonomamente. Da almeno sette anni pubblico sui social le fotografie delle fedi che ritrovo e, grazie alla condivisione, in molti casi riesco a risalire ai proprietari e a riconsegnarle”.
Il volume di richieste non è trascurabile, soprattutto nei mesi di alta stagione. “In media effettuo una decina di interventi ogni estate”, calcola il tecnico. L’organizzazione della ricerca parte da una geolocalizzazione il più accurata possibile: “Quando vengo contattato, cerco innanzitutto di capire il punto esatto nel quale l’oggetto è stato smarrito. A volte le coincidenze aiutano: domenica, per esempio, ero già in acqua a Sant’Agostino quando mi hanno telefonato per una ricerca proprio in quella zona. È importante intervenire il prima possibile e avere indicazioni precise“.