La manipolazione meteo-climatica attira ancora, ma la sua efficacia è molto incerta. Anzi
Dieci anni fa, il 29 giugno 2016, il direttore della Cia John O. Brennan ripropose un tema che, fin dall’inizio del secolo scorso, aveva affascinato l’umanità: il controllo meteo-climatico. Una delle visioni pionieristiche di Nikola Tesla.
Questo tema ha alimentato negli ultimi 80 anni una ricerca sotterranea, in stretto ambito militare. E regolato da un preciso accordo internazionale*, oggi a rischio con l’aria che tira. Un tema poco presente, invece, sulle riviste scientifiche internazionali.
Parlando di tecnologie per la sicurezza, Brennan affermava che “la gamma di tecnologie, spesso indicate nel loro complesso sotto l’etichetta di geo-ingegneria, potrebbe contribuire a invertire gli effetti di riscaldamento associati al cambiamento climatico globale. Una idea che mi ha personalmente attratto è l’iniezione di aerosol nella stratosfera, il cosiddetto SAI (Stratospheric Aerosol Injection). Si tratta di inseminare la stratosfera di particelle che possono aiutare a riflettere il calore del sole, così come fanno, più o meno, le eruzioni vulcaniche”.
In effetti, l’eruzione del Monte Pinatubo (1991) iniettò 20 milioni di tonnellate di anidride solforosa nella stratosfera. Per capire le proporzioni, l’Etna impiegherebbe 4 o 5 anni di attività ininterrotta ai massimi regimi per emettere la stessa quantità di anidride solforosa che il Pinatubo rilasciò in poche ore. L’effetto fu una forte riduzione delle temperature medie globali, circa mezzo grado Celsius nel 1991/1992 per più di un anno.
La dinamica dell’anidride solforosa in atmosfera era stata studiata con successo negli anni ’90 del secolo scorso, ma le speranze che potesse giocare un ruolo di riduzione del riscaldamento globale furono presto fugate.
Nonostante l’illustre viatico della Cia, la tecnologia non è mai stata messa in campo nei dieci anni successivi. Numerosi studi indicano come la sua efficacia sia molto incerta; anzi, le iniezioni potrebbero avere un impatto negativo, danneggiando lo strato di ozono, destabilizzando le precipitazioni, prolungando le siccità e alterando i monsoni. Con enormi danni agli ecosistemi, all’agricoltura e al benessere umano.
L’attivazione del SAI porrebbe immense sfide geopolitiche, legali ed etiche. Inoltre, potrebbe distrarre o ritardare le soluzioni reali alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Una volta attivate, le iniezioni di aerosol solforosi potrebbero anche sfuggire di mano. Per esempio, se bruscamente interrotte, le temperature aumenterebbero in modo repentino, a velocità mai sperimentata.
La radicalizzazione delle ondate di calore in Europa, il costo esorbitante della vulnerabilità climatica americana e la moltiplicazione dei disastri idrometeorologici in estremo oriente, Cina e Giappone, potrebbe risvegliare l’interesse sulla geo-ingegneria climatica. La tecnologia della iniezione atmosferica di aerosol — battezzata sarcasticamente l’ordigno nucleare dei geo-ingegneri — potrebbe tornare di moda. La ingegnerizzazione dell’atmosfera continua ad avere un certo fascino.
Cina e Stati Uniti, Emirati Arabi e Russia, hanno sviluppato metodi sempre più sofisticati di inseminazione delle nuvole. Con i droni si possono iniettare cariche elettriche nelle nubi, un metodo ispirato a Nikola Tesla che viene sperimentato nella penisola arabica. Una nuova frontiera sono i filamenti laser che possono creare uno scudo protettivo dai fulmini, ionizzando l’aria e creando un canale conduttivo capace di guidare e deviare le scariche elettriche dei fulmini verso una traiettoria controllata.
Il dottor Stranamore, già rimpatriato in Germania per svilupparne il nuovo ruolo egemone attraverso la Ankerarmee**, è sempre attivo anche in questo ambito.
*Il trattato Enmod (1977) ovvero Convenzione sulla modificazione ambientale che proibisce l’uso ostile o militare di tecniche di modificazione ambientale è stato firmato dalla maggior parte delle principali potenze militari, Stati Uniti, Russia e Cina; non da Israele.
**L’Ankerarmee (o “esercito àncora”) la nuova una dottrina strategica e militare tedesca. Prevede che la Bundeswehr (le forze armate tedesche) diventi il perno centrale e la struttura portante della difesa europea.