Il mondo FQ

Il climate change è come la partita della vita: non possiamo perdere. Ma bisogna muoversi

Non resta che sussurrare o imporre al nostro coach di pensare per tempo ad una nuova tattica che ci porti a vincere la partita della vita
Il climate change è come la partita della vita: non possiamo perdere. Ma bisogna muoversi
Icona dei commenti Commenti

di Carmelo Zaccaria

Sul fronte del clima estremo condivido in pieno il monito di Guterres, segretario Onu, quando afferma che abbiamo una sola scelta: azione collettiva o suicidio collettivo. Salvare il pianeta è un dovere di tutti. Di noi umani, s’intende, non del pianeta, che continuerebbe a fare il suo giro esattamente come prima.

Che ci crediate o meno (e con queste temperature roventi iniziano a crederci in molti), il climate change o lo si risolve insieme, e piuttosto in fretta, o ci lasceremo le penne tutti. Ciò che non possiamo fare è girare la testa dall’altra parte e continuare a fare gli gnorri per sottrarci ai richiami minacciosi della natura.

Anche gli attendisti più acerrimi devono farsene una ragione: il clima non si aggiusterà da solo. Questa è una partita che noi umani non possiamo perdere. Come i giocatori che scendono in campo, dobbiamo confrontarci con l’allenatore, cioè con la politica e le leadership mondiali che decidono formazione e direttive di gioco, che scelgono, in soldoni, se puntare su una transizione energetica pulita o continuare con i vecchi schemi inquinanti, cincischiando in tatticismi fumosi e sterili palliativi.

Conosciamo anche, e non per sentito dire, l’imparzialità rigorosa dell’arbitro, che sono le leggi della fisica che vigilano sulla sopravvivenza della Terra, ne custodiscono limiti e regole che non si possono in alcun modo corrompere o aggirare. Un arbitro severo e accogliente che non guarda in faccia nessuno e non accetta lamentele o grugniti pretestuosi, che irride ai falli tattici, ma assegna equamente sanzioni pesanti e definitive (ondate di calore, siccità, incendi, innalzamento dei mari, ed altre diavolerie spaventevoli).

Noi giocatori però sembriamo rintronati, sfiduciati, poco consapevoli del nostro ruolo in questa faccenda, con il cervello stordito dai dollari e dalle liturgie ammaliatrici del profitto che inevitabilmente ci porta ad interpretare la gara come solisti e non come collettivo. Senza una visione di gioco, restiamo bloccati a monitorare la nostra area, chiusi a catenaccio puntiamo al pareggio, ma per qualificarci ci serve la vittoria.

Questa sfida, che pure sembra immane, di riformare e rigenerare il pianeta, ci sembra troppo impegnativa, angusta, irrealizzabile. Eppure sappiamo che i disastri a cui assistiamo non si possono più ignorare e che abbiamo la capacità e la forza di saperli governare, se non ci fossero, come dice il professore alla Princeton Michael Oppenheimer, interessi economici molto più grossi in ballo.

Tuttavia per provare a vincere dobbiamo inventarci nuovi sistemi di gioco, immaginare nuovi destini, ritrovare compattezza e orgoglio di squadra, puntare su strategie più risolute in grado di farci avanzare “un centimetro alla volta” come dice sgolandosi il coach Al Pacino nello spogliatoio degli Sharks in Ogni Maledetta Domenica. Invece qui le distanze dalla riconversione climatica si stanno paurosamente allungando e noi abbiamo sempre più il respiro corto, affannoso, da fornace.

Tutto questo mentre la squadra avversaria gioca un calcio sporco, ma tremendamente efficace, sul piano pratico e sul piano comunicativo edulcorando la realtà, esorcizzando le notizie, banalizzando gli eventi meteorologici sempre più catastrofici. Nel frattempo i turisti scappano, gli incendi divampano, i mari si surriscaldano, l’aria nelle nostre città, per le strade, nei vicoli, nei giardini si fa sempre più incandescente, le inondazioni sempre più ricorrenti, persino le centrali nucleari vengono spente – riducendo drasticamente la produzione di energia – perché non riescono a raffreddare i reattori per l’acqua troppo calda, per l’acqua troppo scarsa che si inizia a razionare, ovunque.

Non possiamo continuare a sperare che il mondo freni, rallenti, che tornino, a sorpresa, le mezze stagioni. A beneficio dei negazionisti, bisogna ribadire che il mondo mica si ferma. Non resta che sussurrare o imporre al nostro coach di pensare per tempo ad una nuova tattica che ci porti a vincere la partita della vita.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione