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Ultimo aggiornamento: 17:46

Spiagge di centinaia di metri, barche in secca: la siccità svuota fiumi e laghi del Nord. Gli effetti invisibili: “Nell’acqua del Maggiore meno ossigeno”

Piogge primaverili dimezzate e alte temperature: "La siccità è un effetto chiaro del cambiamento climatico, dal locale al globale servono risposte concrete e scelte per le future generazioni"
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I fiumi e i laghi del Nord Italia sono in sofferenza da settimane. Basta camminare in una delle tante spiagge che in passato non esistevano o erano molto più piccole. Come accade a Feriolo, comune di Baveno, sulla sponda piemontese del lago Maggiore. “Una situazione davvero problematica per il nostro comune e per il nostro lago” racconta al ilfattoquotidiano.it la consigliera comunale con delega all’ambiente Laura Garzoli. Il livello del lago in questi giorni è arrivato vicino ai minimi storici. E viene monitorato quotidianamente dagli anni Ottanta grazie alla Commissione Internazionale per la Protezione delle Acque Italo-Svizzere che fornisce dati continuativi su aspetti fisici, chimici e biologici grazie ai quali è possibile documentare gli effetti della crisi climatica. “La siccità è un effetto chiaro del cambiamento climatico. Da mesi non piove e le temperature sono alte da diverse settimane” spiega la ricercatrice dell’Istituto di Ricerca delle Acque Cnr – Irsa di Verbania Michela Rogora. “Sono mancate le piogge primaverili – aggiunge la sua collega, l’ingegnera ambientale Marzia Ciampittiello – nei primi quattro-cinque mesi dell’anno, con l’eccezione di marzo, abbiamo registrato un 40-50 per cento dell’acqua dalle piogge in meno”.

Un evento estremo che rischia di accompagnarsi ad un altro evento estremo. Quello delle piogge abbondanti che potrebbero arrivare tra poco. “L’alternanza tra condizioni estreme sta diventando la norma” prosegue Rogora. Gli effetti della siccità sono visibili ad occhio nudo. Basta fare un giro tra le barche in secca della darsena di Arona. Ma ci sono anche effetti meno visibili. “Il cambiamento climatico genera anche il riscaldamento dell’acqua del lago e una mancanza del fenomeno del mescolamento dell’acqua che vuol dire meno ossigeno nell’acqua e provoca effetti a catena sugli organismi che vivono nel lago”. Gli effetti della carenza d’acqua nel Maggiore si ripercuotono anche a valle. “Il 25 per cento delle acque che arrivano al Po provengono dal Ticino che è un emissario del lago Maggiore – spiega Ciampittiello – dunque l’apporto di acque dal sistema Maggiore è fondamentale per il Po e per tutta la pianura padana”. In un sistema dove tutto è collegato diventa fondamentale la gestione della complessità. “Dal livello locale a quello globale, servono risposte coordinate e concrete per la tutela del territorio – conclude la consigliera Garzoli – serve lungimiranza, bisogna fare scelte nature based che avranno un impatto anche sulle generazioni future”.

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