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Schlein avvisa gli alleati: “Nel programma uno non vale uno, il Pd ha il doppio dei voti”. A Meloni: “Avete fallito, prima si vota meglio è”

La segretaria alla direzione del partito: "Che guidi la coalizione il partito che prende un voto in più non è egemonia ma democrazia. Sull'Ucraina? Troveremo una sintesi alta. Continueremo a sostenere Kiev ma per la pace non possiamo aspettare che cada l'ultimo fucile"
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Uniti, più che uniti, e perfino sulla politica estera si troverà una “sintesi alta”. Ma al momento della scrittura del programma non tutti i partiti della coalizione avranno lo stesso peso. È una sorta di avvertimento che la segretaria del Pd Elly Schlein manda agli alleati del centrosinistra, parlando alla direzione del partito. Un modo per parlare alla minoranza interna, l’ala destra dei democratici, ma insieme anche un messaggio agli altri segmenti del campo largo che cominciano a far emergere le proprie proposte, anche in modo radicale, come lo stop all’invio di armi in Ucraina da parte del M5s o le idee economiche di Verdi-Sinistra, tra le quali la patrimoniale. “Il programma si scrive con tutta l’alleanza – sottolinea dunque Schlein -, sapendo bene che bisogna essere inclusivi, ma che non è che uno vale uno in quella discussione. Perché a noi non ci ha regalato niente nessuno, se siamo saldamente il primo partito dell’opposizione ce lo siamo guadagnati col sudore e con l’impegno, a convincere le persone una per una che ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze, alle europee alle regionali e alle comunali. Generosi sì, ingenui no“. Una dichiarazione che non ha convinto gli alleati. Su tutti, il presidente del M5s, Giuseppe Conte, che ha commentato dicendo che, dopo le parole di Schlein, “non ci sono alternative alle primarie“. Mentre il leader di Avs Angelo Bonelli ha definita la frase della leader dem “un errore”: “Si devono ascoltare gli argomenti per costruire un programma, a prescindere dal consenso”.

Schlein ribadisce che deve essere chiuso il programma prima di pensare a chi sarà l’eventuale leader: “Dobbiamo affinare il programma comune, affinché sia un patto vincolante con tutti e con tutte. Un patto con gli italiani. Prima il programma comune, poi la guida, perché chi guida deve guidare tutta l’alleanza, non solo un partito”. E comunque sulla scelta della futura leadership dell’alleanza le opzioni sono due: “Che guidi (la coalizione, ndr) il partito che prende un voto in più non è egemonia è democrazia. Se c’è chi non riconosce questo principio democratico faremo le primarie, le faremo e le vinceremo insieme, avendo poi cura di rappresentare tutti. Non abbiamo paura del voto e della democrazia. Sia l’accordo a chi prende un voto in più sia le primarie passano da una legittimazione popolare“. Insomma Schlein è pronta a correre alle primarie e, anzi, è determinata a vincerle. Schlein sembra fremere, dice più volte che prima si vota e meglio è e invita chiunque sia pronto all’alternativa al centrodestra. “Che ci sia un pezzo di establishment che non vuole un governo progressista non è una novità, che ci sia chi non può tollerare l’idea di una persona di sinistra a Palazzo Chigi non è una sorpresa, ma la sorpresa saremo noi” promette ai dirigenti che la ascoltano.

Resta il nodo della politica estera, in particolare la questione Ucraina. La segretaria ne esce così per il momento: “Sulla politica estera c’è molto dibattito, anche su quella è molto più quello che ci ha visto uniti di quello che ancora ci divide, che affronteremo, che discuteremo e sono fiduciosa che troveremo una sintesi alta. Ci sono sensibilità diverse anche su punti dirimenti, ma se così non fosse saremmo lo stesso partito”. Il capitolo Kiev, quindi: “Abbiamo sempre sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ucraino dall’aggressione criminale della Russia e sappiamo che l’Ue debba rendere più chiaro il proprio impegno ed esercitare una iniziativa che finora è mancata. Per costruire la pace non possiamo aspettare che cada l’ultimo fucile. L’unione deve nominare un negoziatore europeo. Sono fiduciosa che troveremo un punto di sintesi all’altezza”. Alla fine del suo discorso, la direzione del Pd ha approvato all’unanimità la relazione della segretaria. Ma l’ala riformista, minoranza del partito, non ha partecipato al voto.

Una gran parte del discorso, in ogni caso, è stata dedicata al governo. “Voglio dire a Giorgia Meloni prendete atto che avete fallito e andate a casa prima si vota meglio è per l’Italia” ha detto Schlein. Per la leader democratica la destra ha “paura di perdere perché la novità siamo noi: un’alleanza progressista unita e competitiva che può battere le destre alle prossime elezioni. Questo è il fatto nuovo”. Schlein ha ricordato che “l’Istat ha certificato che l’Italia non uscirà dalla procedura di infrazione europea, la regina dell’austerità ha fallito anche questo. E Meloni ha attaccato l’Istat. Il Paese ha la febbre e Meloni se la prende col termometro. Prima si vota e meglio è per l’Italia”.

Con Meloni però Schlein sembra d’accordo su un punto: “C’è qualcuno che tifa il pareggio e che pensa sempre che sarebbero meglio le larghe intese e allora forse sarebbe meglio un leader disponibile alle larghe intese. Mi dispiace deluderli, ma l’impegno che abbiamo preso con i nostri lettori è chiaro: noi andremo al governo solo vincendo le elezioni con la nostra alleanza progressista che vi piaccia o no”.

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