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Ecomafia, il business sale a 11,5 miliardi di euro. Al primo posto torna il ciclo illegale dei rifiuti, poi il cemento

Crescono gli illeciti legati a incendi boschivi e filiera agroalimentare. Oltre la metà delle indagini (il 53%) su fenomeni di corruzione, invece, ha riguardato Campania, Sicilia, Puglia e Calabria
Ecomafia, il business sale a 11,5 miliardi di euro. Al primo posto torna il ciclo illegale dei rifiuti, poi il cemento
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Aumentano i reati nel ciclo illegale dei rifiuti che, arrivando a quasi 11mila, superano quelli del cemento (più di 8mila). Quelli contro gli animali (dal bracconaggio alla pesca illegale) sono al terzo posto. Sono in crescita i reati legati agli incendi boschivi e di vegetazione, con oltre 90mila ettari andati in fumo, ma anche l’illegalità nella filiera agroalimentare con oltre 67mila tra reati e illeciti amministrativi (+46% rispetto al 2024). In Italia calano nel 2025 i reati ambientali, ma le ecomafie continuano a incrementare il loro business. Nel 2025 è arrivato a 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024, registrando un aumento di 2,2 miliardi, dovuto proprio alla crescita della gestione illecita dei rifiuti, delle filiere agroalimentari e del mercato di specie protette. A confermarlo i dati del nuovo report di Legambiente “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” (Edizioni Ambiente).

I reati ambientale e i settori più a rischio

Nel 2025, nella Penisola scendono a 35.735 i reati ambientali accertati, il 12% in meno rispetto al 2024. Si tratta di una media di 98 reati al giorno, circa 4 ogni ora. Al calo dei reati ambientali, si affianca però l’aumento degli illeciti amministrativi (quasi 78mila), con un +11,4% rispetto al 2024, per una totale di circa 113mila violazioni. Al primo posti, ci sono i reati nella gestione illecita dei rifiuti, su cui le ecomafie puntano nel 2025 mani e interessi. Sono 10.914 gli illeciti (quasi 30 al giorno) accertati in questa filiera che torna a guidare nel 2025 la classifica dei reati più commessi. E non accadeva dal 2018. In forte crescita anche gli incendi agli impianti di gestione (76 nel 2025, +24,7%). Al secondo posto i reati nel ciclo cemento (abusivismo edilizio, violazioni penali in materia di urbanistica, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici) con circa 8mila illeciti (-41% rispetto al 2024, con una flessione dovuta anche alla forte contrazione del mercato dell’edilizia) e quelli contro gli animali che confermano il terzo posto (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti) con quasi 7mila reati accertati. In crescita nel 2025 i reati degli incendi boschivi e di vegetazione (3.586, +10,7%). Diminuiscono i reati contro il patrimonio culturale (2.276 quelli accertati, -23%), accompagnati da una flessione anche sui controlli (-8,5%) ma crescono in maniera esponenziale gli arresti per i traffici di opere d’arte e reperti archeologici (34 nel 2025 contro i 2 registrati nel 2024). In aumento anche l’illegalità nella filiera agroalimentare: 67.677 i reati e gli illeciti amministrativi (+46% rispetto al 2024), con una crescita del 109% del valore economico di sequestri e sanzioni, per 968 milioni di euro.

Il Mezzogiorno si conferma l’area del Paese più colpita

Anche quest’anno la Campania si conferma la regione più colpita con 5.636 reati contestati, il 15,8% del totale nazionale. Al secondo posto la Sicilia, con 3.726 reati ambientali (10,4%), che soprassa la Puglia (3.601 illeciti), seguita dalla Calabria (2.862 reati). Al quinto posto il Lazio, prima regione del centro Italia con 2.358 reati. La Toscana (2.123 reati) viene, invece, superata dalla Sardegna, che si colloca al sesto posto con 2.240 reati, confermando il trend in crescita iniziato nel 2022 (quando era solo quindicesima). L’isola fa registrare anche 6.067 illeciti amministrativi. A occupare la prima posizione come regione del Nord con il maggior numero di reati ambientali non è più la Lombardia, ferma al nono posto con 1.822 reati, bensì la Liguria, ottava con 1.863 illeciti penali contestati, in aumento rispetto al 2024. Segue al decimo posto l’Emilia-Romagna, con 1.434 reati. Napoli si conferma alla guida della classifica provinciale dell’illegalità ambientale, con 2.512 reati, in aumento del +8,6% rispetto al 2024. Secondo posto per Salerno, con 1.472 illeciti penali, anche qui in lieve rialzo (+11,4%), seguita da Palermo con 1.235 reati accertati e una crescita impressionante del +59,6%. Roma resta stabile al quarto posto (1.113), seguita da Cosenza e Bari. Genova sale in settima posizione e si conferma la prima provincia del nord per numero di reati ambientali (963). Nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, l’incidenza dei reati accertati nel 2025 sale al 44,3%. Preoccupa anche la crescita del numero dei clan mafiosi coinvolti e il fenomeno della corruzione. Sono 393 i clan censiti nella Penisola dal 1995 al 2025 da Legambiente in Italia. Riguardo la green corruption, dal 1 maggio 2025 al 30 aprile 2026, Legambiente ha censito 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale, oltre mille le persone denunciate, 307 gli arresti e 151 i sequestri. Oltre la metà delle indagini, il 53,3%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.

Una fotografia fatta di luci e ombre

“L’applicazione della legge 68 del 2015, che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale, continua a dare risultati significativi” segnala l’associazione. Accanto a una riduzione complessiva del numero di reati si registra la crescita dei casi in cui viene contestato il delitto di inquinamento ambientale (303, pari al 35% di tutte le fattispecie) e quello di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (115 casi, pari al 13,3% del totale). Il rapporto Ecomafia raccoglie anche 10 proposte che Legambiente indirizza oggi al Governo Meloni, chiedendo in primis il recepimento nel Codice penale dei quattro delitti previsti dalla Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente ma non inseriti nel decreto legislativo 81 del 21 aprile 2026, ossia uccisione e commercio di specie animali e vegetali selvatiche protette, saccheggio delle acque superficiali o sotterranee, commercializzazione di materie prime e prodotti derivati dalla deforestazione, produzione e commercio illegale di F-gas, quest’ultimo ora solo di natura contravvenzionale. Legambiente chiede anche l’approvazione di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo che preveda adeguate risorse dei fondi presso il Ministero delle infrastrutture e la Cassa depositi e prestiti per gli abbattimenti degli immobili costruiti illegalmente, da destinare, oltre che ai Comuni, all’autorità giudiziaria e alle Prefetture. L’associazione ricorda che, secondo l’ultima stima sull’abusivismo elaborata dall’Istat, in collaborazione con il Cresme, che risale al 2022, nel Mezzogiorno d’Italia si costruiscono 42 case illegali ogni 100 realizzate rispettando la legalità. “I reiterati tentativi, finora fortunatamente falliti, di rilanciare nel nostro Paese una stagione di condoni edilizi – commenta Enrico Fontana responsabile Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente – non favoriscono l’indispensabile innalzamento delle attività preventive e repressive su un tema così delicato e annoso di tutela ambientale, che riguarda da vicino anche la sicurezza dei territori e delle comunità che li abitano e l’economia legale, incidendo pesantemente nelle regioni del Sud ma non solo. Per questo chiediamo con forza norme più efficaci, a cominciare dal potere sostitutivo dei Prefetti, più controlli e più risorse per le demolizioni”.

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