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Proteste studenti in Francia, azioni in oltre 700 scuole e più di 1700 fermati. Il governo: “Per i danni paghino i genitori”

Oltre 5mila i ragazzi interpellati da inizio settimana. Al termine dell'incontro con il ministro dell'Istruzione le associazioni studentesche hanno confermato la mobilitazione del 6 ottobre, sostenuti anche dai sindacati
Proteste studenti in Francia, azioni in oltre 700 scuole e più di 1700 fermati. Il governo: “Per i danni paghino i genitori”
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Un’altra giornata di azioni e proteste in 735 licei della Francia e 1747 fermati, oltre 5mila dall’inizio della settimana. Neanche l’incontro tra i rappresentanti delle associazioni studentesche e il ministro dell’Educazione Edouard Geffray ha fermato le mobilitazioni che vanno avanti da ormai dieci giorni. E che non si fermeranno a breve. “Invitiamo a continuare le proteste e a unirsi al movimento per il terzo atto di martedì 6 ottobre”, giornata di una grande manifestazione nazionale alla quale parteciperanno anche i sindacati Cgt e Solidaires, ha dichiarato il presidente dell’Union syndicale lycéenne, Ryad Rani al termine del faccia a faccia.

Mentre è stata smentita la notizia che gli studenti avrebbero cosparso di benzina a Marsiglia preside e vicepreside (“sono stati raggiunti dagli schizzi”, ha detto l’ufficio scolastico regionale), oggi sono continuate le tensioni in diverse città, tra cui Parigi, Lione, Marsiglia, Strasburgo. E lo stesso ministro dell’Interno, Laurent Nuñez ha denunciato la violenta aggressione di un’agente di polizia a Belfort. L’ingesso del Lycée Roger Verlomme, nel quindicesimo arrondissement della capitale, è stato incendiato dal lancio di un razzo. Bruciati anche gli ingressi del Lycée Léonard de Vinci e di un istituto tecnico professionale. Secondo il ministro dell’Istruzione, Géffray, dall’inizio della settimana, sono oltre un centinaio le scuole che hanno subito gravi danni. Sessantacinque persone del personale scolastico sono rimaste ferite, tra cui una quarantina di presidi. A Marsiglia, un quindicenne è stato arrestato per minacce di morte contro il suo ex insegnante di spagnolo: “Uccidiamolo”, avrebbe scritto nei giorni scorsi sui social network.

La governatrice Valérie Pécresse evoca danni pari a 7 milioni di euro per la sola Ile-de-France, la regione di Parigi che concentra in sé quasi il 20% della popolazione d’Oltralpe . Quanto al Liceo Nelson Mandela di Nantes, il cui ingresso é stato “completamente distrutto” da un violento incendio durante le proteste, resterà chiuso fino ai primi di novembre.

In mattinata, il ministro aveva indicato che quasi 400 licei era rimasti chiusi o in modalità di didattica a distanza. “I genitori devono mobilitarsi e dire ai loro figli di non andare a manifestare“, è stato il suo appello in tv, aggiungendo che “ora ciò che conta è fare in modo che i figli non siano più in strada perché sono in pericolo”. Poco prima, aveva parlato anche il ministro della Giustizia Gérald Darmanin: “Il novanta per cento di loro sono minorenni”, mentre un terzo degli arrestati è stato fermato per violenza contro le persone, ha dichiarato alla radio Rtl. “Quando gli insegnanti vengono attaccati, quando i servizi pubblici vengono attaccati, ovviamente, il sistema giudiziario deve intervenire. C’è una minoranza attiva e violenta. Dobbiamo arrestare queste persone e portarle davanti alla giustizia”, ha aggiunto Darmanin che chiede che a rispondere delle devastazioni siano i genitori degli studenti: “Ho chiesto ai Procuratori Generali di sollecitare una risposta decisa da parte dei pubblici ministeri, il più rapidamente possibile ma soprattutto di esigere che i genitori siano ritenuti finanziariamente corresponsabili per le malefatte dei loro figli “, ha sottolineano il ministro della Giustizia.

Intanto, al termine dell’atteso faccia a faccia con Géffray, i rappresentanti dei liceali si sono detti “delusi” per l’esito delle trattative. Quindi è arrivato l’invito a proseguire la protesta in assenza di “misure concrete”. Tra le rivendicazioni invocate dai dimostranti, più personale e risorse per la scuola, la ristrutturazione di edifici scolastici ritenuti vetusti, ma anche l’abolizione di “Parcoursup”, la riforma accusata di affidare a un algoritmo l’avvenire dei giovani. Chiedono risorse, aule decenti e non sovraffollate e nel mirino ci sono i tagli del Bilancio.

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