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“Vivere Neverland con Michael Jackson? Ci è stato detto in modo molto chiaro che tutte le attrazioni presenti non erano per noi. Andare in giro con una maschera per noi era normale”: parla Paris Jackson

La musicista 28enne ripercorre la sua vita al podcast Call Her Daddy: l'infanzia nella tenuta di Neverland, il discorso improvvisato al funerale di Michael Jackson e il legame ritrovato da adolescente con la madre Debbie Rowe

di Redazione FqMagazine
Paris Jackson e le rivelazioni sulla vita a Neverland - 2/5

Paris Jackson e le rivelazioni sulla vita a Neverland - 2/5

A proposito delle attrazioni della tenuta, l’artista ha voluto ribadire un concetto per lei fondamentale: “Ci è stato detto in modo molto, molto chiaro che tutte le attrazioni presenti non erano per noi… non ci appartenevano”, ha precisato. “Erano per i bambini meno fortunati e per quelli malati terminali che non potevano andare, per esempio, a Disneyland”. Paris ha spiegato che la “linea fantastica e molto coerente di tutta la mia infanzia, iniziata lì e poi proseguita” consisteva nel fatto che se lei e i suoi fratelli avessero svolto i lavori di casa e i compiti, avrebbero potuto divertirsi il sabato e la domenica.

Una struttura rigorosa che la famiglia ha mantenuto anche nei periodi più nomadi, quando, ha ricordato la musicista, “saltavamo da un hotel all’altro e non restavamo in un posto per più di un anno”, concedendosi di andare nelle sale giochi di Chuck E. Cheese o al Circus Circus solo nel weekend. “La stessa cosa valeva per la televisione”, ha aggiunto. “Non ci era permesso guardare la tv o i film a meno che non li stessimo studiando per la cinematografia senza audio, oppure nei fine settimana se avevamo fatto tutto quello che dovevamo fare”.

L’artista ha smentito l’immagine di un’infanzia priva di disciplina tra le attrattive del parco divertimenti e dello zoo della tenuta: “Se fosse successo sarei probabilmente cresciuta come una testa di cavolo”. Allo stesso modo, l’uso delle maschere per celare il volto in pubblico veniva vissuto durante l’infanzia come una consuetudine naturale, utile a consentirle di frequentare i fast food senza attirare l’attenzione dei media.

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