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"Moltissimi clienti volevano lavorare senza fattura" - 2/3

Carlo Gori, laureato in Economia, ha 46 anni e vive ad Abuja, capitale della Nigeria. Dopo una carriera costruita tra Irlanda, Italia e Africa, si occupa di business development e brokeraggio commerciale. Ma il suo percorso è stato tutt’altro che lineare. A partire dalla prima fuga dall’Italia che risale al 2005
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“Moltissimi clienti volevano lavorare senza fattura”

“Quando arrivai lavoravo come figura junior e guadagnavo già più di quanto mi sarebbe stato offerto in Italia. Nel giro di pochi anni passai da 26mila a 70mila euro lordi l’anno, con auto aziendale. Avevo poco più di 25 anni”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Poi arriva la crisi finanziaria del 2008 e decide di rientrare. Convinto che quell’esperienza internazionale venga valorizzata, investe ancora nella formazione con un Master. Ma la realtà è diversa dalle aspettative. Dopo uno stage da 200 euro al mese entra in una multinazionale del settore pneumatici, dove resta oltre dieci anni. Fa carriera, diventa quadro, partecipa a un prestigioso percorso formativo in Francia e spera in un incarico all’estero. Quell’occasione, però, non arriverà mai. “Continuavo a chiedere quale sarebbe stato il mio futuro, ma dall’ufficio risorse umane non ricevevo risposte. Alla fine mi dissero che mandare all’estero una figura come la mia non conveniva economicamente all’azienda. In quel momento ho capito che non contavano più le persone, ma soltanto i budget”.

Non è l’unico episodio che lo convince a cambiare strada. Anni prima, durante una selezione per un’importante azienda, un recruiter gli aveva confessato con disarmante sincerità che i candidati erano già stati scelti. “Mi disse che dalla sede centrale avevano già inviato i curriculum delle persone da assumere. È stato uno schiaffo. Quando certe dinamiche le senti raccontare fanno un effetto, quando le vivi sulla tua pelle è diverso”. Lascia così la multinazionale e tenta la strada dell’imprenditoria a Torino, importando tecnologie per la medicina estetica dalla Cina. L’esperienza dura meno di un anno. “Mi resi conto che moltissimi clienti volevano lavorare senza fattura. Il problema non era soltanto l’illegalità. Era che, se decidevi di rispettare le regole, rischiavi di non essere competitivo. Quello, secondo me, non era il problema della mia azienda: era il riflesso di un sistema”.

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