"I 18 mesi della Naspi mi hanno restituito serenità" - 3/3
“I 18 mesi della Naspi mi hanno restituito serenità”
L’ultimo tentativo in Italia arriva nel settore dell’odontoiatria privata. Diventa clinic manager, gestisce personale, medici e organizzazione di una struttura, lavorando oltre 50 ore alla settimana. Lo stipendio, però, è di 1.600 euro netti al mese. Lo stesso che percepiva quasi vent’anni prima in Irlanda come giovane assunto. “Più dello stipendio mi pesava il modello. C’era una pressione costante per aumentare il fatturato e spingere trattamenti che, a mio avviso, non sempre erano realmente necessari. Ho preferito andarmene”. Quando termina il contratto accede alla Naspi: un’occasione per ripensare il proprio futuro. “Quei 18 mesi mi hanno restituito serenità. Non li ho vissuti come un periodo di inattività, ma come il tempo necessario per progettare la mia vita senza dover tornare dai miei genitori”. È allora che riaffiora un vecchio contatto conosciuto ai tempi dell’Irlanda. Una donna nigeriana con cui aveva mantenuto i rapporti negli anni.
Parte per dieci giorni, scopre un Paese molto diverso da quello raccontato dai media e decide di cambiare vita. Gli ultimi giorni del viaggio coincidono con il matrimonio. Pochi mesi dopo torna definitivamente ad Abuja. “La prima cosa che colpisce è la povertà, impossibile non vederla. Ma subito dopo scopri l’educazione, la dignità e il rispetto con cui le persone ti accolgono. Mi sono sentito a casa molto prima di quanto immaginassi”. In Nigeria ricomincia ancora una volta da zero. Costruisce contatti con aziende straniere interessate a investire nel Paese, ottiene la distribuzione di robot per piscine, firma un accordo con una società americana specializzata in fusioni e acquisizioni e inizia a scrivere articoli di economia africana per il sito focusonafrica.info. “Trovo che la popolazione nigeriana sia molto ospitale, rispettosa ed educata, ma quando si parla di soldi bisogna stare attenti perché non guarda in faccia a nessuno. Tenta qualunque cosa pur di farcela. C’è un grandissimo individualismo finalizzato a poter creare la propria fortuna finanziaria. Ovviamente questo è dovuto a una situazione economico-sociale complicata”. Oggi Carlo è temporaneamente rientrato in Italia per lavorare in un’azienda agricola e acquisire competenze che intende portare nuovamente in Nigeria a settembre, dove sogna di sviluppare progetti nel settore agroalimentare. “La Nigeria importa circa il 95% di tutto il fabbisogno nazionale, in termini di cibo. A differenza di quanto si possa pensare, l’agricoltura non è per nulla sviluppata. Spero che il know-how che acquisirò in questi mesi possa rivelarsi utile”. Guardando indietro, però, Carlo non prova rancore verso l’Italia: “Sarebbe il modo peggiore di vivere. A un certo punto ho smesso di cercare un colpevole e ho iniziato a chiedermi cosa potessi fare io. Il successo passa attraverso la libertà di muoversi e di reinventarsi. Le barriere geografiche esistono solo se decidiamo di farci fermare da loro. Questa è la lezione più grande che ho imparato”.
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