Gli animalisti chiedono e ottengono lo stop ai coccodrilli contro i palestinesi: forse Dio è morto davvero
di Rosamaria Fumarola
D’ora in avanti i palestinesi imprigionati nel carcere di Ketziot potranno continuare ad essere torturati, massacrati, uccisi, ma non straziati o divorati dai coccodrilli che Itamar Ben-Gvir aveva stabilito fossero posti nel fossato intorno alla prigione, nell’intento di dissuaderli da eventuali propositi di fuga.
A quanto si apprende infatti, la magistratura avrebbe accolto la richiesta di una solerte organizzazione animalista israeliana, che ha sollevato perplessità sullo stress a cui gli animali, prelevati dal loro habitat naturale, sarebbero stati sottoposti una volta collocati nella palude del fossato della prigione. A nulla era valsa una prima risposta ufficiale che aveva replicato che il luogo nel quale gli animali sarebbero stati ricollocati non sarebbe stato poi così diverso da quello di origine.
Definire la vicenda e il suo esito come partorita dallo sceneggiatore di una serie televisiva di infima qualità piacerebbe a molti e invece da Israele (e non solo) continuano a giungere ogni giorno notizie di questo tenore. Sottolineare ancora quanto la politica israeliana violi i più elementari diritti degli esseri umani, elencare gli assassini compiuti ai danni di bambini, spesso neonati colpiti barbaramente o mutilati, costringere una comunità intera a vivere in fogne a cielo aperto, esposti al lavoro senza sosta dei cecchini, non sortisce alcun effetto e il massacro continua a perpetuarsi.
Ricordare poi che dalle carceri israeliane, se si esce, lo si fa violati irrimediabilmente nella mente e mutilati nel corpo per gli oltraggi, le ripetute violenze sessuali subite da parte dei carcerieri, che si fa fatica anche solamente a tollerare di immaginare, non muove nulla che provi a porre un freno ai propositi genocidari del governo Netanyahu.
Ci ha appena lasciato Francesco Guccini, che in un suo celebre brano cantava che Dio è morto. Ciò a cui Israele ci sta costringendo fa appunto pensare ad un mondo nel quale se gli dei sono mai esistiti sono morti, consentendo agli uomini qualsiasi violazione di sacralità.
Certo per il popolo eletto ciò che invece si sta compiendo è proprio la volontà divina, quella volontà che nella storia tanti hanno scomodato per giustificare lo sterminio, la sottomissione altrui e tra quei tanti persino i civilissimi greci. Resta da chiedersi come mai oggi si consenta la riproposizione di modelli genocidari che la storia del secolo scorso ha per l’ennesima volta condannato.
C’è da chiedersi se si debba credere a ciò che gli esseri umani, soprattutto se vincitori, raccontano della giustezza delle proprie imprese. C’è da chiedersi anche se la letteratura, le leggi e la storia stessa abbiano un loro senso di fronte ai paradossi ai quali stiamo assistendo, non ultimo la tutela animalista che personalmente trovo sempre sensata e che tuttavia resta oggi completamente slegata da quella dovuta al rispetto della vita umana e della sua dignità.
Con ciò intendo sottolineare unicamente la mancanza assoluta di coerenza e del rispetto della logica che abbiamo appreso sui banchi di scuola. La scuola stessa perde la sua ragion d’essere se della vita umana si torna a fare quel che si vuole, ma nel frattempo la tutela della vita animale riesce a farsi strada nelle politiche genocidarie.
Peraltro tali paradossi hanno trovato cittadinanza in tutte le dittature di ieri e di oggi. Durante il nazismo Hitler in persona si fece carico della promulgazione di normative che proteggessero i cani, punendo severamente coloro che osavano maltrattarli, ma nel contempo azzerò completamente la tutela di milioni di esseri umani: ebrei, omosessuali, zingari, semplici dissidenti.
Tutto ciò ci insegna che è da ingenui credere che la storia dell’ uomo si diriga verso un fine e che faccia di ogni epoca un periodo migliore di quello che lo ha preceduto, anche perché che cosa sia migliore è un concetto relativo e ciò che oggi è meglio per gli israeliani è senz’altro il peggio per i palestinesi.