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Tregua energetica, riapertura del corridoio del grano e negoziati: la road map fissata da Trump e Zelensky per la fine della guerra in Ucraina

Durante il bilaterale a margine dell'Assemblea Onu a New Yor, i due leader hanno concordato su tre punti per uscire dal conflitto. Saranno presentati alla Russia e condivisi con l'Unione europea
Tregua energetica, riapertura del corridoio del grano e negoziati: la road map fissata da Trump e Zelensky per la fine della guerra in Ucraina
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Gli incontri bilaterali a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York hanno trovato d’accordo sia Trump che Zelensky. Al centro la guerra in Ucraina, o meglio la sua fine, mentre Putin – ha scritto il presidente di Kiev in una chat collettiva di giornalisti ucraini e internazionali di cui dà conto Repubblica – non mostra nessun segnale di volere chiudere il conflitto. Intanto i due leader, che si sono incontrati al Palazzo di vetro, hanno concordato su una road map di tre punti. Il primo: un cessate il fuoco tra le parti sulle infrastrutture energetiche; il secondo: la riapertura del corridoio del grano del Mar Nero e infine un incontro trilaterale Usa-Russia-Ucraina, possibilmente ad Abu Dhabi, per riprendere il formato che si era interrotto a febbraio. È stato lo stesso Zelensky a spiegare i punti ad Axios, a cui ha sottolineato che Kiev è pronta ad accettare lo stop agli attacchi alle infrastrutture energetiche e ad una trilaterale. Il presidente ucraino ha dichiarato di aver detto a Trump che preferirebbe tenere un incontro trilaterale e fare del cessate il fuoco energetico uno dei suoi primi risultati concreti. Gli Stati Uniti, ha continuato, hanno sollevato la possibilità di tenere prima una riunione tra team tecnici, anziché una riunione a livello di leader e ha indicato Abu Dhabi come possibile sede. “Siamo aperti a qualsiasi paese, e in qualsiasi formato” ha detto Zelensky, aggiungendo di aver detto a Trump durante il loro incontro che il vertice del G20 di dicembre a Miami potrebbe essere anche un’opportunità per un vertice trilaterale a livello di leader. Al momento, questa ipotesi sembra difficilmente realizzabile. Sempre ai giornalisti, Zelensky ha inoltre spiegato di avere ricevuto il via libera di Trump alla produzione dei missili avanzati per la difesa aerea Patriot, dopo una serie di ripensamenti sulla questione. Da parte sua, il segretario di Stato Marco Rubio, che ha incontrato l’omologo russo Lavrov, ha confermato che “sia la Russia sia l’Ucraina vogliono tregua del grano e dell’energia. Quando si parla di energia per la Russia – ha precisato – significa le raffinerie e il gas, per l’Ucraina sono le reti elettriche. Si tratta di due cose diverse. Un tregua energetica è difficile, ma proveremo”, ha aggiunto Rubio.

La road map – La tregua energetica è stata avanzata dagli Usa e accettata da Kiev. Si tratta di una proposta di cessate il fuoco parziale e, auspicabilmente, proprio per questo con più probabilità di successo. Dopo il bilaterale Trump-Zelensky, le squadre negoziali hanno continuato a lavorare insieme. Quella di Washington porterà la proposta della road map ai russi, mentre quella di Kiev ne discuterà con gli europei. Tra circa dieci giorni ci sarà un nuovo punto sulla situazione. Quanto alla riapertura del corridoio del grano, Zelensky ha riferito che Egitto, India e Turchia hanno già presentato opzioni per la protezione della sicurezza alimentare nel Mar Nero, “e ora stiamo aspettando la risposta della Russia“. Il presidente ucraino ha quindi proposto uno stop degli attacchi da entrambe le parti, in modo da riaprire in sicurezza le rotte per l’agroalimentare. Da ricordare che, prima della guerra, era proprio dal Mar Nero che transitava il 90% delle esportazioni dei cereali russe. Quanto alla ripresa degli incontri, il passaggio più complesso è proprio quello di portare allo stesso tavolo le delegazioni. Molto remota, di fatto, l’ipotesi che Zelensky e Putin possano incontrarsi al G20 di Miami.

Il via libera sui Patriot – L’assenso del presidente Usa alla produzione dei missili in Ucraina è arrivata dopo la richiesta di Zelensky di un “pacchetto invernale” di nuove forniture militari e una spinta per favorire un accordo per fermare gli attacchi proprio alle infrastrutture energetiche. Un via libera che il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha preso con diffidenza. Zelensky “recentemente sta dicendo molte cose”, ha commentato, sottolineando però che la Russia “sta monitorando molto da vicino quali Paesi stanno fornendo quali licenze e fornendo quali armi” a Kiev, e tiene “tutto questo attentamente in conto”.

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