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La crisi dei pronto soccorso peggiora d’estate. Riccardi (Simeu): “Mancano quasi 7mila medici”. Soluzioni tampone? Gettonisti, doppi turni e riposi saltati

Il caldo estremo aumenta gli accessi, soprattutto nelle grandi città e nelle località turistiche, ma il personale e le strutture restano gli stessi. E con le ferie di camici bianchi e infermieri, gli organici si assottigliano ulteriormente. Il presidente della Società italiana di emergenza-urgenza: "Con questi ritmi e stipendi, la carriera nel pubblico non sarà mai attrattiva"
La crisi dei pronto soccorso peggiora d’estate. Riccardi (Simeu): “Mancano quasi 7mila medici”. Soluzioni tampone? Gettonisti, doppi turni e riposi saltati
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Sono quasi 7mila i camici bianchi che mancano all’appello nei pronto soccorso italiani d’estate. Un buco d’organico profondo che l’emergenzaurgenza si porta dietro tutto l’anno, ma che ad agosto, quando gli accessi aumentano anche per via del caldo estremo, rischia di lasciare sguarnite le corsie. Soprattutto nelle grandi città e nelle località turistiche, che da un mese all’altro vedono decuplicare i loro abitanti, mantenendo però lo stesso personale e le stesse strutture. E con l’arrivo delle ferie estive di medici e infermieri, obbligatorie da contratto collettivo nazionale, le già critiche condizioni di lavoro peggiorano ulteriormente. Fronteggiare i ritmi è difficile. Pianificare e rispettare il piano ferie delle strutture è ancora più complesso. Per mettere una toppa, non resta che aumentare il ricorso ai gettonisti: senza misure votate a risolvere in modo strutturale le carenze negli ospedali, attraverso un piano di assunzione e valorizzazione dei dipendenti pubblici, i liberi professionisti delle società private restano una delle poche – e molto costose – soluzioni. D’altronde, qualcuno nei pronto soccorso ci deve pur lavorare.

“Finché non ci sarà una riforma concreta e reale, di tutela economica e di qualità del lavoro, la situazione dei pronto soccorso non potrà migliorare e i gettonisti saranno un male necessario”, commenta a ilfattoquotidiano.it. Alessandro Riccardi, presidente di Simeu (Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza) e direttore del pronto soccorso dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. “La differenza di compenso per chi lavora in pronto soccorso non è ancora significativa – prosegue -. E la nostra richiesta di riconoscimento del lavoro usurante e di un riposo biologico aggiuntivo per medici ed infermieri dell’emergenza-urgenza non è passata con la scorsa finanziaria, nonostante sia vitale. Senza agire strutturalmente su questi aspetti, le carenze d’organico resteranno tali. Con questi ritmi e questi stipendi, la carriera nel pubblico continuerà a non essere attrattiva, nonostante garantisca tutele imbattibili”, conclude Riccardi.

Secondo i dati di Simeu, aggiornati al 2026, nel 70% dei pronto soccorso le carenze oscillano tra il 25% e il 70% dei medici previsti. “Si tratta complessivamente di circa 5mila medici dell’emergenza-urgenza mancanti – spiega Riccardi – ma nei mesi estivi le ferie pesano su un sistema già in sofferenza. Il numero dei professionisti mancanti sale a circa 6mila e nel picco di agosto sfiora i 7mila“. Situazione simile per gli infermieri tra i quali, per coprire la mancanza di personale, si ricorre a prestazioni aggiuntive, doppi turni e riposi saltati.

“Nei mesi estivi gli accessi al pronto soccorso aumentano di almeno il 15%, soprattutto per malati cronici e anziani, che restano soli in città, spesso senza il riferimento dei familiari”, spiega Pierino Di Silverio, segretario del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed. Il risultato è un maggior ricorso all’utilizzo del personale esterno, pensionati e gettonisti, per coprire i turni. A oltre due anni di distanza dalla fine della pandemia, quando i professionisti a gettone erano stati individuati come costosa ma necessaria soluzione tampone alla crisi di personale, le esternalizzazioni sono diventate una componente costitutiva del sistema sanitario italiano, non più un fenomeno emergenziale.

Come denunciato da una recente indagine condotta dalla Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi), infatti, oltre la metà dei pronto soccorso ricorre alle esternalizzazioni per tenere in piedi il sistema, spesso arruolando a chiamata medici che non sono specializzati in emergenza-urgenza, retribuiti per il singolo turno. E anche i conti pubblici testimoniano che siamo ben lontani dall’eradicazione del fenomeno, annunciata nel 2023 dal ministro della Salute, Orazio Schillaci. Nel biennio 2024-2025, le aziende e gli enti del Ssn hanno impegnato un miliardo e 64 milioni di euro per arruolare personale libero professionista. Medici, infermieri e non solo. Un trend in crescita, considerando che il 2025 segna un +15% rispetto all’anno precedente, con le Regioni del nord e la Sardegna a trainare l’aumento delle spese. Centinaia di milioni di euro spesi ogni anno per continuare a non risolvere il problema alla radice.

L’aumento di accessi, la mancanza di posti letto e il caldo estremo, infine, aggravano il boarding. In molti reparti, ogni giorno decine di pazienti attendono su una barella di essere ricoverati, anche per 48-72 ore. Uomini e donne vengono spogliati in mezzo al corridoio, senza privacy, nello sconforto dei loro famigliari e del personale sanitario che li ha in cura. Professionisti che, oltre a dover lavorare costantemente sotto organico, sono costretti ad affrontare situazioni moralmente inaccettabili. E a dover prendere decisioni che contrastano con la loro etica.

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