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Stellantis chiude Mirafiori per 12 giorni: cassa integrazione sulla linea della 500 dal 19 al 30 ottobre. Sindacati: “Terribile segnale”

Come già prospettato dai sindacati, dopo diversi stop mascherati da mancanza di componenti, l'azienda ferma l'impianto: “Situazione complessa nonostante gli investimenti"
Stellantis chiude Mirafiori per 12 giorni: cassa integrazione sulla linea della 500 dal 19 al 30 ottobre. Sindacati: “Terribile segnale”
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L’anno del rilancio sta prendendo la solita brutta piega. Stellantis ha deciso di fermare la fabbrica di Mirafiori per 12 giorni, dal 19 al 30 ottobre, per mancanza di ordini sulla 500, l’unica auto – in versione elettrica e ibrida – prodotta nell’impianto torinese. Il reparto carrozzerie, il cuore produttivo, quello in cui si assemblano le autovetture, subirà quindi una nuova serrata. I sindacati, in particolare la Fiom, avevano annunciato già nelle scorse settimane che la situazione si stava deteriorando.

A luglio, il direttore Europa Allargata, Emanuele Cappellano, aveva avvisato che sarebbe stato complicato raggiungere l’obiettivo fissato per il 2026, cioè produrre 100mila veicoli a Torino. I dati dei primi sei mesi, del resto, parlavano chiaro nonostante l’esaltazione del ministro Adolfo Urso che, ancora la scorsa settimana, festeggiava contento con i manager di Stellantis la nuova Lancia Gamma. Quindi il gruppo aveva prolungato le ferie estive, estendo il periodo di fermo di due settimane. Al rientro, ecco una serie di stop produttivi dettati – sosteneva l’azienda – dalla mancanza di componenti che però nel frattempo raggiungevano tranquillamente altre fabbriche di Stellantis.

A quel punto, il sospetto dei sindacati era diventato quasi una certezza: l’azienda che produce i basamenti dei motori aveva effettivamente difficoltà a rifornire tutti gli stabilimenti, ma a valle di questo problema c’era la volontà del gruppo di non far mancare i pezzi a Pomigliano d’Arco, dove gli ordinativi della Pandina non mancano, invece di distribuire la carenza su tutti gli impianti. Tradotto: a Mirafiori, era la tesi, quei motori non servono per le scarse vendite della 500.

Ora è arrivata l’ufficializzazione di uno stop molto esteso che reintroduce la cassa integrazione, formalmente terminata negli scorsi mesi. La motivazione? Stellantis sostiene di dover valutare le problematiche produttive dell’impianto. “Siamo di fronte a una situazione complessa – fa sapere un portavoce dell’azienda – nonostante gli investimenti e il raddoppio della produzione rispetto allo scorso anno (è stato il peggiore della storia, quindi il “raddoppio” è un termine suggestivo che non cancella le difficoltà dei volumi, ndr)”.

“Come andiamo dicendo ormai da diversi mesi, il problema produttivo si sta estendendo ad altri settori, infatti sia questo lunedì che il prossimo si fermeranno anche le Presse di Mirafiori”, commentano il segretario generale della Fiom di Torino Edi Lazzi e il responsabile della Fiom di Mirafiori Gianni Mannori. “L’ennesimo terribile segnale che arriva con questa comunicazione e che stride fortemente con l’ottimismo profuso qualche giorno fa dal direttore operativo di Stellantis per l’Europa Cappellano nel goffo tentativo di tramutare in successo ciò che in realtà è un disastro, esaltando le produzioni di Mirafiori del 2026 con il raddoppio delle auto prodotte rispetto allo scorso anno. Non deve però sfuggire che l’obiettivo sarebbe stato di quadruplicarle mentre invece si arriverà ben al di sotto delle loro previsioni iniziali”.

Anche per Luigi Paone, segretario generale Uilm Torino, “la situazione a Mirafiori si fa ogni giorno più critica. Non è accettabile che la crisi produttiva venga scaricata sulle spalle dei lavoratori attraverso fermate ripetute che tagliano il reddito e mettono in discussione la tenuta occupazionale del sito”. “Chiediamo – aggiunge Paone – che l’azienda si assuma le proprie responsabilità industriali e sociali, avviando un confronto per trovare le soluzioni necessarie, e sempre più urgenti, per garantire stabilità produttiva e serenità ai lavoratori. Non bastano più annunci e rinvii, servono impegni chiari su volumi, investimenti e prospettive occupazionali per Mirafiori”.

Anche la Fim esprime “forte preoccupazione”: “Ennesima sospensione in poche settimane che conferma quanto sia fragile la continuità produttiva dello stabilimento. Le lavoratrici e i lavoratori non possono continuare a pagare il prezzo di una programmazione altalenante e di volumi insufficienti a saturare le linee”. I metalmeccanici della Fim chiedono a Stellantis “chiarezza immediata sul piano industriale e sul futuro occupazionale di Mirafiori, e alle istituzioni di non lasciare sola Torino in questa fase decisiva per la transizione”.

L’azienda rivendica l’impegno “a realizzare un ambizioso piano per rafforzare la nostra presenza industriale in Italia, con oltre una ventina di modelli prodotti nel nostro Paese ed altri che arriveranno”. Il problema, come la 500 a Torino e le due Alfa a Cassino, è che si tratta di auto datate e con scarso appeal sul mercato, non solo per ragioni di prezzo. Anche a Melfi, dove sono attualmente in produzione quattro modelli, i numeri sono lontani dal recente passato: si tratta, infatti, di auto (eccezion fatta per la Jeep Avenger) che appartengono all’alta gamma e vendono poco.

Secondo Stellantis, “rispetto alle preoccupazioni intorno alla stabilità della produzione torinese è però importante focalizzarsi su un paio di elementi legati al contesto: il prezzo e la competitività”: i primi “potrebbero essere contenuti grazie a un miglioramento della competitività, a partire da una riduzione del costo dell’energia”. La partita è infatti politica, con la richiesta di far rientrare l’automotive nei comparti energivori: la richiesta era stata portata avanti anche dall’amministratore delegato Antonio Filosa durante la sua audizione in Parlamento. Sconti e aiuti: insomma, un grande classico dell’ex Fiat, nonostante il costo dell’energia abbia un impatto sui costi totali di produzione intorno al 6-8 per cento secondo le stime dei sindacati.

“Stiamo portando avanti un dialogo con le istituzioni nazionali e locali per chiedere un costo dell’energia allineato a quelli di altri Paesi europei come la Spagna e la Francia, ma ancora – anche a causa del difficile contesto geopolitico – non abbiamo visto alcun beneficio concreto”. Il gruppo sostiene poi che “uno dopo l’altro abbiamo messo in sicurezza e rilanciato tutti i nostri stabilimenti, a partire da Mirafiori”. In che modo, non è dato sapere, visto che il piano industriale al 2030 non prevede nuovi modelli per la fabbrica torinese – sempre più incentrata su altre missioni, come il riciclo dei pezzi di auto usate – né per Cassino, ferma a un piano specifico per Maserati annunciato per dicembre e inchiodata a neanche due mesi pieni di produzione nei primi nove mesi dell’anno. Pomigliano, che si sostiene grazie alla Pandina, l’auto più venduta in Italia, dovrà aspettare il 2028 per capire il valore produttivo della scommessa delle e-car assegnate.

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