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Ultimo aggiornamento: 10:57

Bonaccini: “Picierno la smetta di chiamarci ‘campo Lavrov’ e si dimetta con Gualmini”. Poi sfida Calenda: “O stai con noi o con la destra”

Il presidente del Pd: "Se ci dividiamo ancora, fate bene a prenderci tutti a calci nel sedere e a non volerci mai più vedere"
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“Voglio bene a Pina Picierno, ma la smetta con questa idea del ‘campo Lavrov’. Lei quell’appellativo non me lo deve dare perché è offensivo, noi con Putin non abbiamo niente a che fare. A lei e Gualmini, passata con Azione, l’ho già detto: in democrazia è legittimo cambiare idea, però dovete dimettervi. Chi viene eletto con un simbolo e poi decide di lasciarlo dovrebbe consentire a chi è stato votato dagli elettori di quel partito di subentrare a quel ruolo”. È la bordata lanciata dal presidente del Pd, Stefano Bonaccini, intervistato dal giornalista Augusto Minzolini nell’ambito del ciclo di incontri “L’Estate del Principe”, al Grand Hotel Principe di Piemonte di Viareggio.
Nel corso dell’evento, l’ex presidente della Regione Emilia Romagna traccia la rotta del campo progressista in vista delle prossime elezioni, affrontando anche i nodi più delicati del dibattito interno: l’unità del centrosinistra come condizione indispensabile per tornare a governare il Paese, il sostegno all’Ucraina ma col fine di costruire una pace giusta, il disarmo, l’appello a Carlo Calenda e un richiamo fermo all’etica della rappresentanza.

Alla domanda di Minzolini se le posizioni di Giuseppe Conte sulle armi all’Ucraina possano trasformarlo nel “Vannacci del campo largo”, Bonaccini esclude questa ipotesi e si dice convinto che il centrosinistra riuscirà a trovare una sintesi: “Non sarà difficile trovare una soluzione comune, perché nessuno vorrà prendersi la responsabilità sciagurata di quattro anni fa, quando Meloni andò a Palazzo Chigi con poco più del 40 per cento dei voti reali. Un centrosinistra irresponsabile si divise in tre e andò alle politiche del 2022 ognuno per sé”.
Secondo il presidente del Pd, la destra appare più compatta di quanto non sia realmente: “A parte che con le magliette di Putin in Piazza Rossa non ci andavamo certo noi, ma ricordo che in Europa Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia votano quasi sempre in modo diverso, eppure non li vedete litigare. Se succedesse a noi, se ne parlerebbe per mesi. E alle elezioni, anche se divisi, si presentano uniti”.
E fa un appello rivolto ai “Calenda di turno” e a chi proviene dalla tradizione riformista: “Come fate a non capire che vinceremo o noi o loro? Non esiste una terza via. Se perdessimo per pochi voti perché qualcuno non sta con noi, vorrebbe dire che io sono uguale a Vannacci e Schlein a Meloni? No. In questo mondo vincerà o il centrosinistra o questa destra. Chi sceglie di non stare con noi rischia soltanto di favorire la vittoria della destra“.

Bonaccini estende lo sguardo allo scenario internazionale, definendolo particolarmente preoccupante. Cita Donald Trump, Vladimir Putin, Benjamin Netanyahu, l’ascesa dell’AfD in Germania, Marine Le Pen in Francia e Vox in Spagna, sottolineando come il rafforzamento delle destre radicali renda ancora più urgente costruire un’alternativa credibile e unita: “Abbiamo persino Vannacci che tre volte su due dice che Mussolini è stato uno statista. Non vincerà una posizione centrista. Vincerà il centrosinistra o una destra che, con Vannacci, diventa estrema”.
Poi riconosce il cambio di passo del M5s: “Sono passati sette anni dal governo gialloverde e i 5 Stelle non hanno più fatto alleanze col centrodestra in nessun Comune o Regione. Io ho governato dieci anni senza di loro e non mi sono mancati. Però li ho aiutati a Bologna, Ravenna, Cesena, Modena, Reggio Emilia. Bisogna essere generosi quando si è forti: ti torna utile quando hai bisogno“.

La guerra in Ucraina resta uno dei temi centrali dell’intervento. Bonaccini ribadisce che il supporto a Kiev non può essere messo in discussione: “Non si può non sostenere un Paese democratico e sovrano che è stato aggredito. Una pace che desse ragione a Putin costituirebbe un precedente drammatico”. Allo stesso tempo, insiste sulla necessità di arrivare il prima possibile a “una pace giusta e duratura”, osservando che gli stessi ucraini “non ne possono più della guerra” e indicando nell’assenza dell’Europa il principale limite degli ultimi anni. E sottolinea: “La pace non arriverà dal campo di battaglia, ma attraverso una mediazione. Io sono convinto che possiamo trovare una soluzione anche nel programma che presenteremo, perché se su questo il centrosinistra torna ancora a dividersi, allora fate bene a prenderci tutti a calci nel sedere e non volerci mai più vedere a guidare alcuni partiti“.
Accanto alla difesa comune europea, Bonaccini invita la sinistra a rilanciare anche il tema del disarmo. E, rivolgendosi al centrosinistra, lancia un messaggio molto chiaro: “Per qualche settimana evitiamo di parlare di primarie. Girando l’Italia nessuno mi ferma per chiedere quando si faranno, mentre tutti mi chiedono della sanità pubblica, del lavoro precario dei giovani e di quando finiranno le guerre – prosegue – Dobbiamo partire dai problemi concreti, costruire prima un programma condiviso, anche sulla politica estera, e solo dopo scegliere il candidato o la candidata alla guida della coalizione. La sfida è convincere un italiano in più che siamo affidabili”.

Per il presidente del Pd, l’unità della coalizione è indispensabile, anche se da sola non basta: “Con questa legge elettorale è una condizione necessaria. Se ci dividiamo ancora, Giorgia Meloni la prossima volta non avrà nemmeno bisogno di fare la campagna elettorale: verrà a Viareggio in vacanza per tre mesi e poi tornerà direttamente a Palazzo Chigi”.
Bonaccini, tuttavia, non si dice preoccupato per la tenuta del campo largo: “Dove governiamo insieme non ci sono grandi fibrillazioni. A parte l’Ucraina, che è importante, ricordo che su tutto il resto, Medio Oriente compreso, con M5s e Avs la pensiamo allo stesso modo. Questo dimostra che, quando c’è un programma comune, si riesce anche a governare insieme”.
E rilancia un ultimo appello all’unità, ricordando che alle prossime elezioni sarà in gioco non soltanto il governo, ma anche il futuro equilibrio delle istituzioni: “Rischiamo di ritrovarci Giorgia Meloni al Quirinale e Roberto Vannacci a Palazzo Chigi, se dovessero trovare un accordo. Per questo dobbiamo mettere da parte le differenze e costruire un’alternativa credibile”.

Poi torna su Calenda: “Lui è un liberale. Se vuole venire con noi, ci starà bene in una maggioranza europeista. Cosa fa? Sta di là con Vannacci e Salvini? Dopodiché, faccia quello che vuole. Se non verrà, parleremo noi ai suoi elettori”.
Infine, rispondendo a Minzolini sull’ipotesi di un candidato premier diverso da Elly Schlein e Giuseppe Conte, Bonaccini frena: “La vedo difficile. Gli italiani oggi chiedono soprattutto un’idea di Paese. Prima si costruisce un programma serio, poi si sceglie il leader e infine si va alle elezioni”.
E conclude con un’autocritica: “In passato non abbiamo perso solo perché eravamo scarsi (alcune volte sì), ma perché siamo apparsi troppo divisi e litigiosi, mentre per troppo tempo siamo rimasti al governo pur avendo perso le elezioni. Una ragione delle ultime sconfitte è che ci hanno visto troppo attaccati alla poltrona. Attenti a cosa pensano gli elettori“.

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