Mogol: "Il mio primo matrimonio ha ispirato 'Il mio canto libero'" - 2/2
Dalla penna di Mogol sono nati capolavori della musica italiana. Il brano che gli piace di più è “Dormi amore”, scritto con Gianni Bella e cantata da Celentano, ma tra i più famosi c’è sicuramente “Il mio canto libero” per Battisti. Singolo che ha vinto Canzonissima 2026 con l’interpretazione di Fabrizio Moro. “È la fotografia di un ragazzo che viveva al di fuori della vita regolare contro i perbenisti”, ha ricordato l’autore. Poi, ha condiviso l’aneddoto di vita che ha ispirato l’incipit della canzone: “Quando mi sono sposato per la prima volta, ero giovanissimo e non volevo mica sposarmi. Ho detto sì con la morte nel cuore, non ero pronto. Lei era una bravissima ragazza, ma quella era un’epoca nella quale se tu avevi una vita al di fuori del matrimonio, nessuno ti parlava più, eri tagliato fuori. Da qui il verso ‘In un mondo che non ci vuole più’”.
Adesso, alla soglia dei 90 anni, Mogol non si ferma. “Vivo così. Aria buona, cibo giusto e almeno venti vasche di ginnastica acquatica al giorno“. Con la scrittura dei testi ha rallentato, ma ne ha in tasca uno sul femminicidio, “raccontato da una vittima, è sotto l’egida della Croce Rossa. Lo canta Giusy Ferreri“. Il suo sogno sarebbe sentirlo a Sanremo. Nel frattempo, per lui che si definisce “cattolico”, c’è in cantiere un’opera musicale su San Francesco, a cui ha lavorato insieme a Cocciante. E, ha confessato, della morte non ha paura: “È un fatto naturale. È chiaro che incontrerò il Signore quando lo decide lui. E poi che palle essere immortali“.