Cos'è la malattia di Anderson-Fabry - 3/3
La malattia di Anderson-Fabry (MAF) è una rara patologia genetica caratterizzata dall’accumulo anomalo di sostanze grasse (sfingolipidi) nelle cellule del corpo. Si tratta di una malattia multi-sistemica: se non trattato per tempo, infatti, tale accumulo può danneggiare progressivamente diversi organi e tessuti del corpo (il cuore, i reni, la cute e diverse strutture del sistema nervoso).
Si manifesta con il progressivo accumulo degli sfingolipidi all’interno delle cellule comporta una progressiva disfunzione dei tessuti e degli organi del paziente. Si distinguono, in particolare, due forme della malattia di Anderson-Fabry:
- la forma classica, che rappresenta la forma più severa della MAF e colpisce prevalentemente il sesso maschile. Le manifestazioni cliniche della malattia compaiono durante l’infanzia o l’adolescenza sotto forma di dolore alle estremità degli arti (acroparestesie), formazione di lesioni ruvide, scure e in rilievo sulla pelle (cheratomi cutanei), sudorazione ridotta (ipo-anidrosi) con ridotta tolleranza allo sforzo, dolore addominale, diarrea e opacità della cornea (cornea verticillata). In età adulta la malattia può progredire con un progressivo coinvolgimento cardiaco, cerebrovascolare e renale.
- la variante later-onset o atipica si manifesta invece più tardi, tra la terza e la settima decade di vita. In genere i livelli residui di attività enzimatica sono più elevati rispetto ai soggetti interessati dalla forma classica: per questo motivo i sintomi classici (cutanei, oculari, gastrointestinali) sono meno comuni, e il quadro clinico è dominato dal coinvolgimento di un organo in particolare (il cuore, il sistema nervoso o il rene)Il coinvolgimento cardiovascolare, in particolare, si è dimostrato essere uno dei fattori maggiormente determinanti per la prognosi della malattia, tanto nella forma classica quanto in quelle ad insorgenza tardiva. L’accumulo dei lipidi determina un progressivo incremento dello spessore delle pareti del cuore (cardiomiopatia ipertrofica), delle valvole cardiache e dei vasi sanguigni, oltre ad alterare la conduzione dell’impulso elettrico all’interno del cuore. Tali fenomeni possono determinare la comparsa di dolore toracico, tachicardia e difficoltà respiratoria
La patologia è causata da mutazioni del gene alfa-GAL A. Tali mutazioni genetiche portano ad una carenza o interferiscono con il funzionamento dell’enzima responsabile della degradazione dei glicosfingolipidi. Il conseguente accumulo di questi lipidi nei diversi tessuti del corpo causa infiammazione e danno progressivo, determinando la comparsa dei sintomi.
(dal sito del Policlinico Sant’Orsola)