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Due casi, in particolare, hanno fatto scattare l’allarme. Il primo episodio risale al dicembre 2024. Su un Airbus di Air New Zealand diretto da Wellington a Sydney, un motore si è spento quaranta minuti dopo il decollo, obbligando l’equipaggio ad atterrare in emergenza ad Auckland. Le indagini condotte in Nuova Zelanda hanno collegato l’accaduto proprio al cedimento del perno dell’interruttore. Il secondo caso è di quest’anno e ha coinvolto un Airbus A350-1000 sulla rotta tra Las Vegas e Londra. Durante la crociera sull’Atlantico un motore ha perso spinta all’improvviso. Solo aver ricevuto il supporto del centro manutenzione a terra, l’equipaggio è riuscito a individuare il pulsante scattato riportando il motore in funzione e completando il volo senza ulteriori problemi.
L’Easa, l’agenzia europea per la sicurezza aerea, ha già ordinato controlli obbligatori e la sostituzione dei componenti difettosi sulla flotta A320, con tempo fino a novembre 2027 per adeguarsi. Il Balpa chiede però di allargare le verifiche anche ai velivoli a lungo raggio e di accorciare i tempi previsti. Il produttore dei pulsanti, Safran, aveva già segnalato il problema nel 2024, seguito da indicazioni tecniche diffuse da Airbus. Il sindacato distingue la pericolosità del guasto a seconda del momento del volo: “gestibile” se avviene in crociera, “potenzialmente pericoloso” in fase di salita, “critico” se si dovesse verificare vicino alla velocità V1, la soglia oltre la quale un decollo non può più essere interrotto in sicurezza. La probabilità dell’evento resta bassa, ma le conseguenze classificate come “alta, fino a potenzialmente catastrofica“. Il rischio, fino alla completa sostituzione della flotta, è considerato medio-alto.