“Noi climatologi raccontiamo questo trend dal 2003, l’estate del caldo record che quest’anno potrebbe essere superata nei valori. Ogni volta ci stupiamo, quando invece dovremmo concentrarci sulle cause, cioè il riscaldamento globale. È un tema che continua a non entrare davvero nella testa della politica, dell’economia e, spesso, anche della società”. A parlare è il climatologo Luca Mercalli, che in un’intervista al Messaggero ha riflettuto su un’emergenza che sta diventando sempre più grave.
Negli ultimi giorni la morsa del caldo sta stringendo l’Italia. E le temperature che toccano i 35-40 gradi, ormai, non sono più una novità, ma la quotidianità. Eppure, “quando a ottobre torna il fresco sembra che il problema sparisca“, ha sottolineato lo studioso. A cambiare, secondo lui, dovrebbe essere la mentalità, l’approccio ai problemi ambientali: “Se non riduciamo le emissioni di gas serra, il futuro sarà ancora peggiore: anno dopo anno le temperature continueranno a salire”. Lui vive da un decennio in montagna e ha raccontato di aver avuto 30 gradi a 1.650 metri, mentre a Torino il termometro segnava 38.
Per Mercalli, le strade da percorrere per giungere a una soluzione sono due: “La prima è la mitigazione, cioè ridurre le emissioni attraverso energie rinnovabili, risparmio energetico, mobilità elettrica e tutte le pratiche della green economy. La seconda è l’adattamento: ormai il caldo c’è e dobbiamo imparare a conviverci, rendendo le città più vivibili”. Adattarsi significa aumentare il verde e ripensare l’urbanistica delle città. Ma, evidenzia ancora il climatologo, la politica dedica poca attenzione alla questione “perché il tema interessa le persone, ma non genera consenso elettorale. Raramente gli interessi delle amministrazioni coincidono con quelli ambientali”.