Il peggioramento e la diagnosi definitiva - 2/4
Nel corso dei mesi la sua condizione è peggiorata: prima il bastone da passeggio, poi la sedia a rotelle per gli spostamenti più lunghi. Il momento più difficile, secondo Laura, non è stato soltanto quello della diagnosi, ma il lungo periodo trascorso senza sapere cosa stesse realmente accadendo: “Avevo aspettato una diagnosi per così tanto tempo che sapevo davvero quale sarebbe stata. Quel periodo di limbo, di non sapere, è stato più difficile del sapere effettivamente. Una volta che sai, puoi mettere ordine nelle cose. Tutti i ‘e se’ e i ‘forse’ sono così stressanti perché ti aggrappi alla speranza che non sia qualcosa che limita la tua vita”.
La diagnosi definitiva è arrivata il 4 luglio, meno di un mese dopo il suo quarantesimo compleanno. Una nuova elettromiografia aveva confermato i timori della donna.
Laura, che lavora nel settore sanitario dall’età di 18 anni, aveva iniziato a sospettare che potesse trattarsi di MND durante una visita neurologica a gennaio. Aveva chiesto direttamente ai medici se quella fosse una possibilità. Il primo esame non aveva dato una risposta definitiva: “Hanno detto: ‘No, non pensiamo che sia così’, ma dobbiamo escluderlo. L’elettromiografia (EMG), il test dei nervi, non poteva confermarlo, ma non poteva nemmeno escluderlo”.