"Ho 47 anni, io e mia moglie lavoriamo a tempo indeterminato ma non riusciamo a comprare casa neanche in periferia" - 4/4
“Ho 47 anni, io e mia moglie lavoriamo a tempo indeterminato ma non riusciamo a comprare casa neanche in periferia”
Dario Scaramucci – Sono fisioterapista da più di sei anni e non grazie all’Italia. Fossi rimasto, sarei un operaio. Dodici anni fa sono andato in Spagna, ma motivi personali mi hanno costretto purtroppo a tornare. In questo momento vivo ed esercito in Italia con il titolo spagnolo, ma è sicuro come il mio nome che me ne andrò di qui, forse in Francia, ho davvero voglia di vivere in un paese civile.
T.I. – Di solito sono riservata e non mi piace parlare di me. Ma sono stanca di sentire fantasticare su un paese immaginario chi ha posizioni privilegiate ed evidentemente non mette piede sul pianeta Terra. Pur con due lauree con lode, senza un cognome “importante” non avevo chance, a parte contratti precari e sottopagati […] Solo all’estero per la prima volta non mi sono sentita una fallita e ho visto riconosciute le mie competenze. Sono rientrata in Italia solo per motivi personali e familiari e la mia carriera è andata. Finita.
Romano Barbaglia – Ho tre figli tutti laureati solo uno è rimasto in Italia. Un figlio dopo il dottorato in biotecnologie mediche è andato a Oxford e lavora in un laboratorio dell’università dove vengono prodotti vaccini e i medicinali sperimentali. La figlia si è trasferita a Barcellona dopo tre anni e lavora per un ente europeo. Ho girato loro l’articolo del Fatto si sono messi a ridere. Si domandano come si possa fare il ministro con così scarse conoscenze del mondo.
Simone Mauri – Anche se non sono più giovane, compio 47 anni a dicembre, vorrei dirle ministra che il nostro paese non dà affatto buone possibilità. […] Ho messo insieme una famiglia insieme alla donna che amo ed abbiamo avuto un figlio che oggi ha 8 anni. Ma nonostante il mio lavoro e quello di mia moglie entrambi a tempo indeterminato, non riusciamo a prendere un mutuo per comprare una casa in periferia con una stanza per noi ed una per nostro figlio. Vorrei provare a laurearmi ma la crescita professionale per chi lavora in questo paese ha un costo elevato e se già fatichi ad arrivare alla fine del mese te la puoi scordare. In questo paese se nasci povero è vietato sognare. Non mi preoccupo più per me chiaramente, ma per il futuro di mio figlio al quale non avrò grosse opportunità da offrire. Quel tipo di opportunità che una volta il mio desiderio di cambiamento mi faceva rifiutare.