"In Olanda ho visto rinascere degli over 50 che in Italia non trovano niente" - 3/4
“In Olanda ho visto rinascere degli over 50 che in Italia non trovano niente”
Paolo Genovesi – Sono un 58 enne Italiano, ho vissuto tutta la mia vita all’estero. Prima ho trovato lavoro nel 1992 presso una ditta italiana in Zimbabwe e lì sono rimasto. Sono tornato in Italia e in Europa di tanto in tanto per lavorare ma rimanendo sempre in Africa. Ora vivo e lavoro in Olanda. Tra qualche mese mi unirò a mia moglie negli Usa. Volevo dire che non si può solo parlare dei giovani. Giustissimo, ma ci sono anche i cinquantenni: in Italia per loro non c’è nulla, qui è diverso. Non solo ci sono opportunità, ma la qualità del lavoro è decisamente migliore, oltre che gli stipendi. Bisognerebbe parlare di più dei cinquantenni, categoria dimenticata, ma che ha enormi problemi nel mondo del lavoro e che nessuno considera. Qui in Olanda ne ho trovati moltissimi, Italiani, che avendo perso il lavoro e non trovandone un altro, qui rinascono.
Gabriella Gusman – Mio nipote (ingegnere aerospaziale) aveva un lavoro in Italia e una famiglia con due figli piccoli. Il problema è che lo stipendio arrivava a singhiozzo. In Germania ha comprato casa e hanno avuto il terzo figlio. A sua moglie hanno offerto un lavoro prima ancora che imparasse bene la lingua. Un altro mondo! Un mondo senza Calderoni.
Eliana Zamprogna – Ho lasciato l’Italia per la Svizzera nel 2003. E’ stato un caso, non ero spinta dalla necessità di trovare un lavoro all’estero. “Per un paio di anni”, mi sono detta. E invece ne sono passati molti di più, e mentre il mio percorso professionale si arricchiva di posizioni di responsabilità crescente e riconoscimenti, sentivo i resoconti demoralizzati dei miei colleghi di studio rimasti in Italia, le loro crescenti difficoltà e la frustrazione di adattarsi a posizioni di lavoro accettate per sicurezza anziché per soddisfazione o potenziale. Avrei avuto la stessa esperienza, se fossi rimasta in Italia? Non lo posso dire, ma un fatto è certo. In questi anni non c’è stato nessun elemento che mi ha motivato a cercare un possibile rientro, anche se amo profondamente il mio paese, che mi ha educato e formato culturalmente. E così i miei talenti li ho usati qui, e dopo esperienze manageriali in industrie tecnologiche internazionali e grandi gruppi del settore alimentare nazionale svizzero, ho fondato la mia azienda e continuo in questo progetto in crescita. È stato facile? No, ma il merito, il talento e il carattere qui contano molto, forse più che in Italia – è la mia impressione.