Carolina Di Vico: “Voglio conservare messaggi e minacce. Non ho responsabilità”
Da quando il web, forse attraverso un “un software di riconoscimento facciale, l’AI o la sua versione più rudimentale”, ha decretato che una somiglianza fosse in realtà identità, i follower di Di Vico si sono moltiplicati, l’ha chiamata l’università e “mi sono vergognata tantissimo, benché non avessi fatto nulla“. E l’odio, “che non cerca una persona, ma occupa tutto ciò che le sta intorno“, si è diffuso a macchia d’olio. “Alcuni amici e il mio fidanzato hanno dovuto togliere i tag perché cominciavano a essere bersagliati”. La 23enne ha denunciato l’accaduto alla Polizia Postale ed è riuscita a recuperare il suo account social: “Voglio conservare messaggi, minacce, screenshot. I ragazzi sul treno hanno responsabilità precise. Io nessuna. Una storia non si può raccontare mostrando soltanto un pezzo, senza il prima e il dopo”.
Da questa vicenda, ha confessato Di Vico, è rimasta “la consapevolezza che la rete non conosce il tempo della riflessione, conosce la velocità. La gogna digitale comincia dove finisce il dubbio. Basta un volto somigliante perché una persona reale scompaia dietro il colpevole che la rete ha deciso di vedere”.
Pochi giorni fa, la ragazza aveva pubblicato due video sul suo profilo Instagram in cui faceva chiarezza. Il primo con toni accesi e diversi francesismi. Il secondo per ricostruire a sangue freddo le sue sensazioni ed emozioni: “Mi dispiace che ci sia stata questa situazione, che io sia stata associata per questa persona e mi vengano riconosciuti valori non miei. Quando mi sono svegliata la mattina con tutti questi insulti in un’altra lingua, non sapevo come gestirli. Non parlo benissimo inglese e non sapevo come spiegarmi con gli altri – ha affermato –. L’Italia si è scusata, ma i thailandesi hanno avviato una vera caccia alle streghe nel cercare di colpevolizzare qualcuno e riversare la loro rabbia. Mi dispiace che sia capitato a me perché ho subito un danno d’immagine. Stavo seguendo un percorso perché ho dei problemi personali. Quello che mi dispiace è che io, come altri ragazzi presi di mira, non abbiamo ricevuto delle scuse“.