"A 57 anni ho vinto un bando per un dottorato in Galles e me ne sono andata" - 4/4
“A 57 anni ho vinto un bando per un dottorato in Galles e me ne sono andata”
Stefano Tumiati – Perché nessuno si chiede come mai tanti giovani medici scelgano di lasciare l’Italia? Dopo anni di università e una specializzazione (nel caso di medicina) in cui, troppo spesso, vengono impiegati ogni giorno con grandi responsabilità ma con scarsa valorizzazione, dipendendo dalle decisioni dei primari per il loro percorso professionale, è comprensibile che guardino altrove. L’estero offre spesso condizioni di lavoro migliori, retribuzioni più adeguate, maggiori opportunità di crescita e un riconoscimento professionale che molti ritengono difficile ottenere in Italia. Prima di criticare chi parte, forse bisognerebbe chiedersi perché così tanti sentano il bisogno di farlo.
Massimiliano Rizzato – Ministra, io non ero un giovane precario: ingegnere, dieci anni in una big delle TLC. Partii a 39 anni nel 2008, vedendo il declino economico e il fascismo oggi al governo. In due mesi, in Svizzera, stipendio quadruplo. Dopo 18 anni, cittadini svizzeri: io manager in una grande azienda pubblica, mia moglie avvocato, pagata quanto me. Lei, da “tecnica del lavoro”, queste comparazioni le sa fare? Altro che garanzie evolute: l’Italia per noi resterà solo il paese delle ferie.
Gabriella Valentino – Mica solo giovani. Ho 68 anni e questa la mia storia. Tre lauree, dopo varie esperienze lavorative, entro a contratto all’università. 14 anni da precaria. Poi, a 57 anni, vinco un bando per un dottorato di ricerca in Galles, tasse pagate e stipendio mensile. Ricordo ancora mia nuora e mio figlio che mi salutano con la manina 14 anni fa. Lei, due lauree, ha passato il concorso per la scuola primaria mentre aspettava il primo figlio; lui, due lauree, fa ancora supplenze. Nel Paese più bello del mondo.
Gregorio Forense – Mia figlia, due lauree, tre master in giurisprudenza, ha trent’anni e ancora non ha un lavoro. Mi chiede: perché mi hai fatto studiare? Questo è il trattamento per i giovani laureati in Italia.
Luigi Cocco – Sedici anni fa prendevo un biglietto per l’Australia giusto per vedere che aria tirava dall’altra parte del mondo. Appena arrivato ho realizzato che era quello che il mio cuore cercava.. strade pulite, gente che mi sorrideva, servizi in orario, uffici pubblici e privati senza file e accoglienti, e soprattutto, una paga degna. Con un lavoro part time potevo pagarmi alloggio, scuola, cibo e divertimento. Ho preso la cittadinanza dopo 7 lunghi anni, mi sono sposato una giapponese, con qualche sacrificio abbiamo comprato una casa che in 8 anni è triplicata in valore e aspettiamo felicissimi il nostro terzo figlio. L’Italia? Con tutto l’amore per la mia patria, il rispetto e il rammarico, non vedo ancora miglioramenti. Ogni volta che torno trovo gli stessi problemi, le stesse buche sulle strade, la stessa grigia piazza di Aprilia, E a chi mi dice che ho avuto coraggio a partire, rispondo che sono loro ad aver dimostrato coraggio rimanendo in un posto così difficile da vivere.
A.B. – Rimango in Irlanda perché perdere il lavoro non significa una tragedia esistenziale ma un’occasione per rimettersi in gioco.