Perché JK Rowling è una figura controversa - 2/2
Da anni la scrittrice scozzese, 60 anni, è una delle voci più esposte del movimento “gender critical” nel Regno Unito, secondo cui i diritti delle donne — in particolare l’accesso a spazi e servizi riservati — devono basarsi sul sesso biologico e non sull’identità di genere. Una posizione che le ha attirato ripetute accuse di transfobia da parte di attivisti e organizzazioni LGBTQ+, respinte con forza dalla stessa autrice, che si definisce sostenitrice dei diritti delle persone trans pur rivendicando la necessità di tutelare spazi solo femminili per le donne, specie per le sopravvissute a violenza sessuale.
Tra gli episodi che hanno alimentato la polemica: la restituzione nel 2020 del premio Ripple of Hope della fondazione Robert F. Kennedy Human Rights, dopo che l’organizzazione aveva criticato alcuni suoi tweet ritenuti transfobici; le sue posizioni sulla detenzione di persone transgender con precedenti di violenza in carceri femminili; le dichiarazioni sull’uso dei pronomi in tribunale per gli aggressori; e la disponibilità, più volte ribadita, a “finire in carcere” pur di non essere costretta per legge a un linguaggio che considera in contrasto con la realtà biologica.
Rowling ha più volte denunciato di aver ricevuto minacce di morte e la diffusione online del proprio indirizzo di casa da parte di attivisti trans, mentre gruppi per i diritti LGBTQ+ continuano ad accusarla di alimentare, con la sua visibilità e il suo patrimonio, un clima ostile verso le persone transgender nel Regno Unito.