"Ero disperato perché non avevo nulla" - 3/3
Massimo Pericolo parla di disperazione: “Prima ero disperato perché non avevo nulla, poi lo ero perché avevo l’impressione che ciò che avevo conquistato potesse sfuggirmi dalle mani in un attimo. Ho capito che dovevo concentrarmi sull’essenziale, e mi sono accorto che in realtà lo avevo già prima”.
La cosa più importante? “L’amicizia: con Chicco e Mohamed, con Giada, la mia compagna. È questo che regge. E lo spirito: soprattutto durante il carcere ci ho lavorato su. Don Marco, il prete del carcere, veniva a trovarmi — non sapeva niente di rap; io stavo già andando verso il buddhismo, ma ci univa il desiderio di essere felici, di trovare ciò che dura e che non illude”.