"Qui cresciamo le nostre figlie e facciamo carriera" - 3/3
“Qui cresciamo le nostre figlie e facciamo carriera”
La differenza con l’Italia, dice, non è soltanto economica. “Lo stipendio è un indicatore importante, ma non è l’unica cosa. Non so se in Italia sarei riuscita a fare questo percorso professionale e contemporaneamente costruire una famiglia”. La vera svolta arrivò infatti con la nascita delle due figlie. “Quando abbiamo visto come funzionava il sistema tedesco abbiamo capito che potevamo restare. Qui ci sono quattordici mesi di congedo parentale retribuito ed equamente spartito tra madre e padre. Le bambine hanno frequentato l’asilo aziendale. Dopo sei mesi di maternità sono rientrata al lavoro e mi hanno persino promosso per il fatto di essere tornata presto. Rispetto allo standard tedesco, sei mesi è molto poco. Quando le donne tedesche prendono la maternità lo fanno fino a tre anni, quindi beneficiano anche della maternità non retribuita per stare con i figli”.
Lei e il marito lavorano 35 ore a settimana con orari flessibili. “Riusciamo a crescere le nostre figlie, a passare tempo con loro e ad avere comunque una carriera soddisfacente”. Nel frattempo Francesca non ha mai rinunciato alla propria identità. “Non ho cambiato il mio modo di essere. L’italianità qui è apprezzata. Piacciono la flessibilità, l’empatia, il modo diretto di relazionarsi. Anche questo mi ha aiutato nel lavoro”. Eppure la nostalgia non è mai scomparsa. “Quando torno in Veneto e riconosco da lontano la cresta delle Piccole Dolomiti mi commuovo ancora. Una parte di me è rimasta lì”.
Allo stesso tempo, però, neppure il ritorno cancella il senso di distanza. “Non mi sento al 100% a casa in Germania, ma nemmeno in Italia. Quando rientriamo per le vacanze, tuttavia, dopo un po’ diciamo che dobbiamo tornare a casa. E casa, comunque, oggi è la Germania”. Ma non parla con rabbia del Paese che ha lasciato. “Sono grata all’Italia per la formazione che mi ha dato. Ho provato a restare, non volevo andarmene. Però a volte mi chiedo perché non si riesca a prendere come esempio modelli che altrove funzionano”. A chi oggi pensa di partire, Francesca consiglia: “Provate. Noi siamo partiti pensando a un Erasmus e siamo ancora qui. Alla fine si può sempre tornare. Perché dunque non provarci?”.
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