Al colloquio mi sentii dire: ‘Cerchiamo uomini’. Oppure: ‘Lei è sposata? Vuole avere figli?’ - 2/3
Al colloquio mi sentii dire: ‘Cerchiamo uomini’. Oppure: ‘Lei è sposata? Vuole avere figli?’
Nel 2013 viveva con un assegno di ricerca da circa 1.200 euro al mese, integrato dai concerti e dalle lezioni private di pianoforte. Più dello stipendio, però, la spaventava il precariato. “Non sono mai stata una persona particolarmente interessata ai soldi. Ma avevo paura di restare bloccata in una situazione senza prospettive”. Quando iniziò a cercare lavoro fuori dall’università, arrivarono dodici rifiuti consecutivi. Alcuni, ancora oggi, le sembrano surreali. “Mi sentii dire: ‘Cerchiamo uomini’. Oppure: ‘Lei è sposata? Vuole avere figli?’. Una volta mi dissero addirittura che una donna avrebbe disturbato l’equilibrio del dipartimento’”. Non andò meglio quando, durante un colloquio, qualcuno si soffermò sul suo diploma di conservatorio. “Mi chiesero perché avessi studiato pianoforte. Come se fosse un segno di confusione mentale e non una ricchezza. Studiare musica fa sviluppare capacità come la memoria e la concentrazione. Ne beneficio ogni giorno”. Col tempo quelle risposte hanno assunto un peso ancora maggiore. “All’epoca mi ci ero quasi abituata. Dopo tredici anni ci ripenso e mi rendo conto di quanto fossero assurde”.
Francesca non aveva mai immaginato di lasciare l’Italia. Era profondamente legata alla sua famiglia e guardava chi partiva come un temerario. Ma dopo l’ennesima porta chiusa decise di tentare una strada diversa e inviò il curriculum ad Airbus Defence and Space, in Germania. Durante il colloquio arrivò una domanda che la fece sussultare. “Quando il responsabile mi chiese se fossi sposata ebbi un brivido. Pensai di sapere già come sarebbe andata. Gli risposi che mi sarei sposata dopo due mesi. Lui sorrise e mi disse: ‘Bene, così non verrà qui da sola. Per noi la famiglia è importante’”. Fu il primo segnale che qualcosa stava cambiando. Pochi mesi dopo venne assunta a tempo indeterminato. Lei e il marito Michele partirono pensando a un’esperienza temporanea, una sorta di Erasmus prolungato. Non immaginavano che tredici anni dopo sarebbero stati ancora lì. Oggi Francesca coordina team di ingegneri impegnati nell’ideazione e nello sviluppo di satelliti. “Partiamo dalle richieste del cliente e accompagniamo il progetto fino alla costruzione, ai test e al lancio in orbita. Coordino ingegneri meccanici, elettronici, software, termici. È un lavoro di responsabilità e viene riconosciuto come tale”.