Zerocalcare e la rottura della routine tossica: "Ero impantanato in un abisso" - 2/3
Il fulcro del cambiamento portato dall’animale riguarda la gestione del tempo e dello stress. Prima dell’adozione, Rech era fagocitato da ritmi di produzione insostenibili, una dinamica che lo aveva spinto verso il burnout. È lo stesso Zerocalcare a ricordare quel periodo: “Lavoravo fino a 14 ore al giorno. Era un momento molto buio, ero impantanato in un abisso. Non riuscivo a staccare”.
L’esigenza di accudire Ziggy si è trasformata in una cura pratica. Il cane richiede attenzioni costanti e orari precisi, imponendo al disegnatore una drastica riorganizzazione delle giornate, con un’ora e mezza di uscita mattutina e altrettanta nel pomeriggio. “Lui mi regolarizza“, ha sintetizzato Rech, spiegando gli effetti benefici di queste passeggiate obbligate. “Sono riuscito a prendere le distanze da certi meccanismi del lavoro. Mi ha imposto nuovi ritmi”. Un’abitudine che lo ha spinto a frequentare i parchi e a socializzare con la comunità dei “canari”, per i quali non è il celebre Zerocalcare, ma semplicemente “Michele di Ziggy”.