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Tour, il caso dell'antidoping a Pogacar e Vingegaard: cosa cercano gli ispettori con un test nel cuore della notte - 3/3

Per effettuare i test sulla maglia gialla e il suo ex rivale, svelano L'Équipe e il Guardian, è servita l'autorizzazione del tribunale di Parigi che scatta solo in caso di "gravi e concordanti sospetti". Cosa cercavano gli ispettori? Restano i dubbi: sono misure necessarie oppure uno spot per placare eventuali sospetti?
Tour, il caso dell'antidoping a Pogacar e Vingegaard: cosa cercano gli ispettori con un test nel cuore della notte - 3/3
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Tour, il caso dell’antidoping a Pogacar e Vingegaard: cosa cercano gli ispettori con un test nel cuore della notte

Il controllo notturno effettuato su Pogacar e Vingegaard non serve a individuare sostanze diverse rispetto a quelle ricercate durante il giorno. La differenza sta nella finestra temporale. Alcune pratiche di doping, in particolare il microdosaggio di EPO o di altri agenti che stimolano la produzione di globuli rossi, possono lasciare tracce dirette nell’organismo per un periodo limitato. Effettuare un prelievo poche ore dopo un’eventuale somministrazione aumenta quindi le probabilità di rilevare la sostanza prima che venga eliminata o scenda sotto le soglie di individuazione. Anche alcuni ormoni peptidici, come l’ormone della crescita ricombinante, presentano finestre di rilevabilità relativamente brevi.

Lunedì il sindacato CPA, che rappresenta i ciclisti professionisti, ha criticato la procedura definendola controproducente. Ma Jonathan Vaughters, manager del team EF Education, che nel 2012 ha ammesso di aver fatto uso di doping durante la sua carriera ciclistica, in parte trascorsa nel team US Postal di Lance Armstrong, ha applaudito i controlli. “I test alle 2 del mattino sono uno dei metodi più efficaci per prevenire il microdosaggio di peptidi (EPO, hGH) e testosterone”, ha scritto sui social media. “Se l’UCI ci avesse testato alle 2 del mattino nel 2001? Saremmo stati tutti squalificati e avremmo risparmiato allo sport 25 anni di drammi“.

WADA dichiara di investire da anni nello sviluppo di metodi capaci di contrastare il microdosaggio. Nel frattempo il passaporto biologico continua a rappresentare uno degli strumenti principali per individuare alterazioni sospette dei parametri ematici anche quando una sostanza non è più direttamente rilevabile. E dovrebbero servire a contrastare anche la pratica delle autotrasfusioni.

Al momento non esiste alcuna comunicazione ufficiale che colleghi i controlli notturni a una presunta positività o a un’indagine specifica nei confronti di Pogacar e Vingegaard. Proprio questo rappresenta il principale punto di discussione. Si è trattato davvero di controlli necessari per sperare di rendere efficace la lotta al doping? Oppure siamo di fronte semplicemente a una misura spot che serve solo a placare i sospetti dell’opinione pubblica dopo le ultime prestazioni sempre più da marziano di Pogacar? Per ora restano solamente molti dubbi su questa decisione drastica e senza precedenti.

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