Dalla difficoltà adolescenziale alla disciplina - 2/4
Dietro la trasformazione fisica c’è anche un percorso personale: “Non mi piacevo, ero profondamente insoddisfatto, mi vedevo male. Sono stato fortunato a non avere malattie”, racconta Gianluca, spiegando che il peso aveva avuto conseguenze anche sul piano psicologico. “Quando ho deciso di partire, mi sono messo al lavoro a testa bassa. L’affidarmi a un preparatore è stato fondamentale, mi ha spronato quando vedevo solo buio. All’inizio, in palestra, mi sentivo l’ultimo della fila, inadeguato. Molte cose di quei primi mesi le ho rimosse, cancellate per autodifesa, per protezione psicologica”.
Con il tempo la palestra è diventata uno strumento per ritrovare equilibrio. “Mi guardavo e mi dicevo: se mi impegno, divento come loro. Se allora ero mosso da una rabbia competitiva, oggi lo spirito è ribaltato: voglio aiutare gli altri. La palestra, per me, non è vanità estetica: è l’unico momento in cui posso scaricare le tensioni della giornata e trovare la pace. È il mio spazio sacro. Due ore in cui attivo il “non disturbare” sul telefono ed entro in un dialogo intimo con me stesso”.