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Bologna, in migliaia al presidio per Fakir voluto dal sindaco Pd. Salvini: “La sinistra alimenta l’odio”. Poi scontri con la polizia e cariche contro una parte del corteo

La nipote della vittima: "Chiediamo giustizia e dignità". Una parte del corteo si stacca e contesta gli agenti: "Assassini". Piantedosi al Tg1 respinge le polemiche sullo scudo per i poliziotti coinvolti
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Davanti al Comune, al presidio voluto dal sindaco Pd Matteo Lepore, i familiari che chiedono “giustizia” e migliaia di persone in segno di solidarietà. Poco distante, di fronte a Questura e Prefettura, parte dello stesso corteo grida “assassini, assassini” e viene caricato dalla polizia: secondo l’Ansa alcuni manifestanti hanno lanciato petardi agli agenti in tenuta antisommossa che hanno risposto con l’uso di idranti e lacrimogeni. La piazza di Bologna, poche ore dopo la morte di Abderrahim Fakir, è il termometro di una tensione che cresce sempre di più. Mentre la nipote della vittima Yossra Fakir chiede “ascolto e dignità” e il sindaco dem assicura di essere “al loro fianco”, un gruppo di antagonisti si stacca e va nella vicina piazza Roosvelt a contestare gli agenti. Per il leader del Carroccio Matteo Salvini è la prova che “la sinistra alimenta l’odio contro le divise” ed è “irresponsabile e anti-italiana”, ha scritto su X.

A invocare toni pacifici è però la stessa famiglia della vittima: “Quelli che si stanno comportando in modo criminale a Bologna sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir”, ha detto l’avvocato Fabio Anselmo che tutela i parenti di Fakir ed è stato anche il difensore della famiglia di Federico Aldrovandi. “Il dolore della sorella, soccorsa per un malore, è chiarissimo. La strumentalizzazione becera e violenta, al termine della manifestazione, è un evento a orologeria che costituisce un attacco alla famiglia di Fakir che ha chiesto più volte calma, educazione e rispetto. Questa è una ferita che viene inflitta alla famiglia, rispetto alla quale non può non esprimere solidarietà alle forze dell’ordine che vi sono in questo momento impegnate”.

Ma lo scontro è già politico. Poche ore fa la procura ha confermato che per gli agenti coinvolti nell’intervento sarà applicato il nuovo scudo previsto dal decreto Sicurezza e per rispondere alle polemiche è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Non è uno scudo penale”, ha assicurato al Tg1, “ma la giusta collocazione di un caso all’interno di un’iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge del governo Meloni: riguarda persone che sembrano aver partecipato a un fatto con la presenza di una causa di giustificazione. E chi ha espressioni pregiudizialmente contrarie alle forze di polizia non ha fiducia in queste, né nella magistratura”.

Il presidio con i familiari

A convocare la piazza, proprio sotto la sede del Comune, è stato il sindaco dem Lepore. A prendere la parola i familiari: la sorella di Abderrahim ha avuto un malore per cui sono intervenuti i soccorsi, mentre a intervenire al microfono è stata la nipote Yossra Fakir: “Era mio zio”, ha detto. “Non era un numero, non era una notizia, non era un caso di cronaca: era una persona amata e qualcuno ha deciso di portarcelo via. La nostra non è una richiesta di odio. Noi siamo qui per chiedere verità, giustizia e dignità. Continueremo a batterci perché nessuno debba vivere quello che ha vissuto lui”. E ha aggiunto: “Era una persona con una storia, dei sentimenti e persone che lo amavano profondamente. Meritava aiuto, ascolto, rispetto e dignità“.

Fakir ha riportato la richiesta della famiglia perché venga fatta “piena luce” sull’accaduto. “Chiediamo risposte su ogni momento di questa vicenda, su chi era presente, su chi aveva il compito di intervenire e su chi aveva la responsabilità di tutelare una vita. Vogliamo capire se tutto ciò che poteva essere fatto è stato realmente fatto, perché ogni scelta e ogni intervento possono fare la differenza tra la vita e la morte”. Dal palco è arrivato anche un appello alle istituzioni: “Chi ha una divisa ha una responsabilità enorme, quella di proteggere le persone, soprattutto le più vulnerabili. Se verranno accertate responsabilità, chiediamo che vengano presi i provvedimenti adeguati”.

Il dem Lepore ha rivendicato l’iniziativa, contestando “il silenzio” delle ore precedenti proprio tra le forze politiche. “Il Comune di Bologna“, ha detto prendendo la parola in piazza, “si è sempre impegnato, ogni anno, per ottenere la verità sulla strage del 2 agosto e non rinunceremo oggi ai valori della nostra democrazia. Per questo sono qui oggi, perché è morto un cittadino bolognese e, come comunità bolognese, siamo al fianco della sua famiglia”. Un’iniziativa sostenuta anche dal presidente della Regione: “Credo che il sindaco abbia fatto molto bene a riunire la città. Prima di tutto per un tratto di umanità: la perdita di una vita è sempre un dramma. Quando una persona perde la vita mentre è sottoposta a un provvedimento di polizia è chiaro che si tratta di un fatto che desta grandissimo clamore, grandissima attenzione e grande preoccupazione”.

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