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Morte di Abderrahim Fakir, il Tgr Rai non trasmette il servizio. I giornalisti: “Squalificata la nostra credibilità”. Protestano Pd e M5s

La denuncia dei rappresentanti della redazione: "Trattative per mandare in onda il servizio". Che è poi stato ridotto a un breve testo accompagnato da alcune immagini. Le opposizioni: "Censura". La direzione respinge le accuse
Morte di Abderrahim Fakir, il Tgr Rai non trasmette il servizio. I giornalisti: “Squalificata la nostra credibilità”. Protestano Pd e M5s
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Prima la richiesta di togliere parte del video sulla morte di Abderrahim Fakir e cancellare l’espressione “intervento violento”, poi la decisione di far slittare la messa in onda del servizio e ridurlo alla lettura di un breve testo accopagnato da solo una parte del girato. A denunciare quanto avvenuto nell’edizione serale del Tgr Emilia-Romagna è il Comitato di Redazione che, insieme ai sindacati Usigrai, Aser e Fnsi, contesta la scelta fatta della direzione di “non mandare in onda” il pezzo per cui era stato “inviato un redattore esperto”. “Credibilità e autorevolezza del servizio pubblico squalificate”, si legge nella lunga nota trasmessa dai rappresentanti dei giornalisti. Al loro fianco anche Pd e M5s che chiedono chiarimenti, mentre l’Ordine dell’Emilia-Romagna esprime preoccupazione. In serata la direzione della Tgr è intervenuta per respingere le accuse, sostenendo che “il collega si è rifiutato di fare le modifiche richieste” e per questo si sarebbe deciso di non mandare in onda quel servizio “anche se la notizia è stata impaginata come titolo d’apertura“.

La denuncia sulle “trattative per la messa in onda”

A far sollevare il caso è stata una nota congiunta dei rappresentanti sindacali della redazione del Tgr Rai, firmata iniseme a Usigrai, Aser e Fnsi. “Il montaggio”, si legge, “mostrava le immagini e la voce dell’uomo immobilizzato e colpito dagli agenti mentre chiedeva ripetutamente aiuto, immagini che da ore circolavano sul web e sulle principali testate e che oggi sono l’apertura di tutti i principali quotidiani. Come di consueto, il collega ha inviato il servizio in visione al responsabile di line di turno che gli ha chiesto – su indicazione della direzione – di rimuovere parte del video in cui si vedeva Fakir ormai senza vita e soprattutto cancellare l’espressione ‘intervento violento’. Una modifica non condivisa dal redattore, che ha chiarito di voler ritirare la firma come previsto dal contratto”. Ma anche con le parti censurate, il lavoro è stato bloccato.

“Il servizio – prosegue la ricostruzione degli organismi sindacali – è stato inviato alle 19.13, quindi 24 minuti prima della messa in onda del tg la cui sigla parte alle 19.37. Nel corso del telegiornale il servizio, che era stato annunciato dal primo titolo, è stato fatto slittare sempre più in basso, comunicando man mano alla linee di turno che ‘erano in corso trattative per la messa in onda’. Fino a quando, a telegiornale iniziato da ben 12 minuti, è stata consegnata alla conduttrice una breve notizia da leggere accompagnata da una parte del video”. Una scelta ancora più drastica rispetto a quanto previsto in un primo momento. “Il direttore, al limite – sottolinea ancora la nota – avrebbe potuto dare indicazione di tagliare parti del servizio e contestualmente togliere la firma del collega – i tempi tecnici e il contratto lo consentivano – ma la scelta di non mandarlo in onda del tutto e di trasmettere solo due spezzoni delle immagini, che erano ormai online e in onda dappertutto, è un autogol. La scelta della direzione squalifica la credibilità e l’autorevolezza della Tgr e del Servizio Pubblico”.

Il paradosso è stato che alcune “immagini e voci raccolte dal giornalista e dalla troupe regionale sono state poi utilizzate dal Tg1 per un proprio servizio, ma non è stato possibile mostrarle ai telespettatori dell’Emilia-Romagna. Anche sul sito web gli spezzoni del video dell’intervento di Polizia non sono apparsi fino a oltre le 22:30, quando è stato inserito – al posto del servizio del collega – un redazionale”. Secondo quanto riferito dai giornalisti, il direttore si è giustificato dicendo che il redattore “non ha fatto verificare il testo” e “mancava la posizione della questura di Bologna”, ma entrambi i passaggi potevano essere fatti prima o durante la messa in onda. “E’ stato poi contestato il fatto che il collega avesse riportato che la vittima era asmatica, senza che fosse riferito in voce dai familiari o accertato da cartella clinica, oltre ai passaggi sulle ecchimosi, sul sanguinamento e sul trascinamento del corpo. Tutti elementi che il giornalista ha visto con i suoi occhi sul campo e riferito nel servizio”, conclude il comunicato.

La replica della direzione

Secondo la direzione della TgR la ricostruzione “non corrisponde a quanto accaduto. Al collega autore del servizio è stato chiesto dal proprio diretto responsabile, come da normale prassi giornalistica, di apportare al testo alcune correzioni e precisazioni ritenute necessarie. Nel testo erano presenti espressioni valutative e informazioni senza la citazione delle relative fonti e versioni, ma il collega ha manifestato la propria contrarietà alle modifiche richieste. A quel punto è stato deciso di non mandare in onda quel servizio così come predisposto, ritenendolo non completo nella ricostruzione della vicenda, e di garantire comunque la copertura della notizia con un ampio servizio informativo nel corso del telegiornale e con un ulteriore aggiornamento al termine dell’edizione. La notizia è stata impaginata come titolo di apertura, a conferma della volontà della Line di aprire il Tg con quel fatto di cronaca e mai è stata chiesta l’eliminazione integrale del video girato dai residenti. La vicenda ha avuto e continuerà ad avere un’ampia copertura giornalistica da parte della Tgr, nel rispetto del diritto di cronaca e di tutte le parti coinvolte”.

Le proteste di Pd e M5s

Gli ex componenti Pd della commissione di Vigilanza Rai hanno fatto sapere di aver presentato un’interrogazione all’amministratore delegato della tv pubblica. “Il servizio pubblico”, hanno dichiarato, “ha il dovere di garantire un’informazione completa, autonoma e tempestiva, soprattutto quando i fatti riguardano vicende di evidente rilievo pubblico. Per questo chiediamo che siano accertate rapidamente le responsabilità e che venga chiarito se le procedure editoriali adottate siano state coerenti con la missione e gli obblighi del servizio pubblico. La credibilità della Rai si difende assicurando trasparenza, autonomia professionale e pieno rispetto del diritto dei cittadini a essere informati”, conclude la nota.

Un fatto “grave” anche per il M5s. “La vicenda suscita la comprensibile rabbia dei giornalisti perché si sente tanto l’odore della censura e della volontà di nascondere una vicenda allarmante, quella del cittadino morto durante un fermo di polizia, sulla quale il centrodestra sta già sventolando una verità preconfezionata basata come sempre solo sulla propaganda, dal momento che molto deve ancora essere chiarito. Anche per questo oggi alla Camera con le altre opposizioni abbiamo chiesto un’informativa del ministro Piantedosi”.

Anche l’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna ha espresso “preoccupazione”. “Le immagini e le testimonianze raccolte sul campo dai giornalisti rappresentano un patrimonio informativo che deve essere valutato con rigore professionale, attenzione alla completezza e rispetto delle persone coinvolte, ma non può essere sottratto al confronto pubblico senza una motivazione coerente con il ruolo del servizio pubblico e con la funzione stessa del giornalismo”. Quindi si auspica che “la vicenda venga chiarita attraverso un confronto trasparente”.

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