“La morte è la tenebra più pesante. La perdita più difficile? Quella di mio padre”. È una confessione intima e profonda quella che Nek ha concesso a Vanity Fair, a margine dell’incontro al BCT, il Festival della Televisione e del Cinema di Benevento, dov’è stato ospite. Il cantante, riconfermato in giuria a The Voice Senior e Kids, si racconta in maniera inedita, parlando dell’ansia (che lo porta ad essere un eterno insoddisfatto), dell’incidente al seguito del quale rischiò di vedersi amputata la mano sinistra, della perdita del padre e di come la fede lo abbia aiutato ad affrontarla.
NEK, LA MORTE DEL PADRE E IL SOSTEGNO DELLA FEDE
Nek è sempre piuttosto riservato nel raccontare il suo privato, ma questa volta si apre in maniera generosa, soprattutto quando parla della morte del padre, avvenuta nel 2012. A distanza di tempo, il cantante di Sassuolo la definisce “la perdita più difficile”. Poi, aggiunge parlando con Vanity Fair: “Certo, c’è il lato spirituale che cerco di coltivare ogni giorno, ma c’è anche quello umano, che soffre la separazione. La nostra natura è caduca, nulla dura per sempre. Eppure mi piace pensare che siamo eterni, anche se non immortali”. Pur definendo la morte come “la tenebra più pesante”, ammette che la fede è stata e continua ad essere un grande supporto: “La fede in Cristo mi aiuta a ricordare che mi è stata fatta una promessa importante”. Grazie a questa visione, che gli è stata insegnata e che ha coltivato, Nek è arrivato alla consapevolezza che “quando scompare una persona cara, oppure quando guardo il mondo di oggi e vedo tante cose che mi fanno soffrire, sento comunque che non tutto va perduto”. Ma qual è l’insegnamento più importante che gli ha lasciato il padre? Che “bisogna vivere, e non sopravvivere” e lo ha imparato così bene che non ha paura di definirsi “semplicemente un uomo innamorato della vita”.