Preferisce chiamarlo “allietone” perché allieta e non “tormentone”. Quale che sia la giusta definizione, Tre Parole è un brano che ricordano tutti quelli di una certa generazione e Valeria Rossi lo sa bene: “Non ho fatto tanto in ambito musicale, ma quel che ho fatto evidentemente è bastato”, dice a Fanpage dopo aver ritirato il premio Donne in musica.
Nata a Tripoli nel 1969 e trasferitasi a Roma quando aveva un anno, Rossi racconta anche come nacque Tre Parole, inizialmente con un ritornello diverso (“sono il guaritore, sono il tuo dolore, sono la notte che deve passare”), poi modificato su suggerimento della casa discografica: “Non ebbi problemi, sono elastica, accolgo le richieste degli altri e percepisco quando sono sentite. Non ci vedevo tattica o strategia“.
Scartata a Sanremo e presentata con enorme successo al Festivalbar, la canzone restò in vetta alla classifica per sette settimane e conquistò tre dischi d’oro. Ancora oggi continua a garantirle i diritti Siae: “La Siae l’ha definita ufficialmente un evergreen. La canzone è tutt’ora suonata nei locali, sfruttata commercialmente. Qualcosa entra, ovviamente non come i primi tre anni quando ebbi l’opportunità di acquistare casa ai miei genitori. Adesso mi arrivano degli extra, nulla di eccezionale”.