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“TikTok mi ha detto che avevo l’ADHD perché dimenticavo le chiavi, avevo difficoltà a concentrarmi al lavoro. Poi ho chiesto agli esperti e mi hanno messo in guardia”: la storia di Matthew Wilcox

Un giornalista britannico racconta come TikTok lo abbia spinto a credere di avere l'ADHD. Gli eperti lanciano l'allarme sui social

di Redazione FqMagazine
Che cos'è l'ADHD, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività? - 3/3

Che cos'è l'ADHD, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività? - 3/3

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) esordisce tipicamente in età precoce, ma può essere diagnosticato anche in età adulta. Quando presente in forma severa può influenzare significativamente la qualità della vita, le relazioni affettive e la carriera professionale. Se non diagnosticato e trattato, può sviluppare comorbilità psichiatriche come disturbi dell’umore, disturbi d’ansia e disturbi della personalità. Tuttavia, con la giusta diagnosi e le adeguate terapie, è possibile gestire efficacemente i sintomi severi e migliorare la qualità della vita. Il dott. Massimiliano Dieci, responsabile dell’Unità operativa di Riabilitazione Psichiatrica Specialistica degli Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza e di ZucchiMentalCare, ci illustra come comprendere meglio l’ADHD nell’adulto, dai sintomi ai trattamenti più efficaci.

“L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo verosimilmente caratterizzato da una disfunzione del sistema dopaminergico e noradrenergico, che compromette i circuiti cerebrali coinvolti nella regolazione dell’attenzione, dell’impulsività e della capacità di pianificazione.

Comunemente esordisce nell’infanzia con difficoltà marcate nel mantenere l’attenzione su compiti prolungati: i bambini affetti possono distrarsi facilmente di fronte a stimoli irrilevanti, avere difficoltà a completare i compiti scolastici e mostrare un’eccessiva irrequietezza nei movimenti.

Questa iperattività è spesso una strategia per autoregolare l’attenzione, cercando nuovi stimoli esterni per mantenere l’attivazione cognitiva”, spiega il dott. Dieci.

Inoltre, è un disturbo che ha una componente genetica e biologica. Se si hanno parenti di primo grado affetti da ADHD si ha una probabilità maggiore di sviluppare il disturbo. (dal sito del Gruppo San Donato)

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