Dalle tasse alla difesa, le sfide di Andy Burnham - 2/2
Dalle tasse alla difesa, le sfide di Andy Burnham
Una “strada nuova” per il Regno Unito, ha ribadito ancora Andy Burnham. Una svolta che tuttavia resta per ora sulla carta, in attesa di misurarsi con le sfide più immediate, fra paletti, ostacoli, limiti di bilancio. Queste le sfide principali di Burnham:
- DEVOLUZIONE
È in qualche modo il pilastro del messaggio di Burnham, ispirato al suo proclamato ‘manchesterismo’ e al ‘vento del nord’. Il successore di Starmer promette “un riequilibrio dei poteri” territoriali senza precedenti, che vada oltre la devolution in vigore dal 1998 fra le nazioni del Regno, e rafforzi il peso di autorità regionali e sindaci di aree che (soprattutto in Inghilterra) lamentano da tempo immemore la marginalizzazione imposta dal “centralismo” londinese. Di qui l’annuncio di una succursale di Downing Street nella sua Manchester, ma anche l’impegno a favorire tutti “i distretti postali” dell’isola.
- ACQUA ED ENERGIA
L’impegno è quello di ripristinare “una maggiore controllo pubblico” sui servizi. A cominciare dalla nazionalizzazione di Thames Water, gestore privato di risorse idriche al centro di accuse d’inefficienza e inquinamento. Azienda di cui peraltro il capo dello staff in pectore di Andy, l’ex deputato James Purnell, è stato consulente d’affari in anni recenti.
- EDILIZIA
Si punta a un mega rilancio delle costruzioni, progetti d’edilizia popolare inclusi, come quello che a livello locale ha contribuito nell’ultimo decennio a una certa ripresa di Manchester sotto la sua amministrazione. Ma l’idea del più grande piano edilizio “del dopoguerra” non è inedita e si scontra con il lascito di Starmer, che (non diversamente da precedenti governi Tory) aveva a sua volta promesso 1,5 milioni di case in più, salvo avviarne nei fatti non più di 204.000.
- IMMIGRAZIONE
Su questo punto – cavallo di battaglia di una destra che nell’ultimo anno ha scavalcato il Labour nei sondaggi sotto le insegne di Reform Uk, il partito trumpiano di Nigel Farage – Burnham evoca continuità con lo starmerismo, assicurando che il flusso “deve calare ancora”. Ma rinuncia a fissare target numerici precisi.
- TASSE E SPESA PUBBLICA
Burnham dovrà cercare di trovare la quadra fra i suoi piani d’investimento, il rispetto delle regole fiscali e di bilancio che lo stesso Labour si è dato per rassicurare i mercati e il desiderio di non modificare il manifesto elettorale sul no all’aumento dell’Iva o dei contributi previdenziali; mentre non esclude, ma restando per ora sul vago, incrementi su qualche forma di tassazione a carico dei più ricchi.
- DIFESA
Se sulla politica estera non si prevedono novità significative, resta da gestire – in tempi di turbolenze geopolitiche – l’impennata di spese per la difesa già in cantiere, con gli stanziamenti extra da 3 miliardi di sterline all’anno del piano strategico nazionale rinnovato in extremis da Starmer. Piano che apre un buco da 9 miliardi da coprire nei prossimi anni.