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Germania, terra di data center (e di proteste): i colossi big tech continuano a investire, le popolazioni sempre più di traverso

Oracle, Google e Amazon stanziano miliardi di euro per le infrastrutture, ma la gente dei paesi scelti per ospitarle manifestano in tutto il Paese (e il fenomeno sta prendendo piede anche in Austria)
Germania, terra di data center (e di proteste): i colossi big tech continuano a investire, le popolazioni sempre più di traverso
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Anche in Germania, sostenuti dalle politiche di sviluppo del Governo e dagli indirizzi UE, si moltiplicano i data center. Nella regione del Reno e del Meno se ne concentrano ad oggi ben 76 attorno al nodo internet principale DE-CIX di Francoforte. Con la domanda di potenza per l’intelligenza artificiale aumentano però anche le proteste della popolazione che non vuole le centrali necessarie per il loro rifornimento elettrico. A Maintal, una cittadina dell’Assia di circa 40mila abitanti un paio di chilometri ad est di Francoforte, ad esempio, la protesta spontanea guidata dall’ingegnere aerospaziale Thomas Schadt e dall’ex capitano navale Mark Behrend, è giunta al blocco temporaneo del progetto della statunitense Edgeconnex, che aveva già acquisito un’area industriale dismessa. Per l’alimentazione prevedeva la costruzione di una nuova centrale a gas che per i contestatori comporterebbe emissioni pari al 72% di quelle dell’aeroporto di Francoforte su una superficie di appena lo 0,5%. La sindaca indipendente Monika Böttcher spera in un rilancio del progetto, senz’altro migliore per le casse comunali di un’area abbandonata, ed ha annunciato con sollievo che Edgeconnex sta valutando altre opzioni di approvvigionamento energetico.

Amazon Web Services (AWS), che intende anch’essa investire a Maintal, ha fatto tesoro dell’accaduto e invitato la popolazione ad una serata d’informazione su linee elettriche, tecnologia di raffreddamento e costruzione. Il suo progetto non prevede una centrale a gas e l’approvvigionamento energetico è già stato garantito tramite contratti con i gestori della rete elettrica. Il data center dovrebbe entrare in esercizio in cinque anni, anche se mancano ancora passi come le valutazioni di impatto climatico. I server raffreddati esclusivamente ad aria per il 95% del tempo, e qualora fosse necessaria acqua, fino al 93% sarà piovana e riutilizzata più volte. AWS assicura di voler essere CO2 neutrale entro il 2040 e stima in 1,15 l’indice di efficienza medio dei propri data center: un valore elevato che per ora frena gli scettici. Per Bernhard Rohleder, amministratore delegato dell’associazione di categoria Bitkom, la Germania d’altronde non deve esitare a potenziare la capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale. “Se non tratteniamo i dati qui, finiranno in altri Paesi: in Irlanda o negli Stati Uniti. Allora corriamo il rischio di diventare una colonia digitale e diventiamo vulnerabili ai ricatti”, riporta Peter Theisen (ZdF).

La situazione di Maintal però si ripete anche più a est, a Birstein, poco più di seimila abitanti. Anche lì è sorto un comitato di cittadini per impedire la costruzione di una centrale a gas destinata ad alimentare un data center. Sulle colline sono già in funzione numerose turbine eoliche, ma non produrrebbero energia sufficiente per il “Frank Cube” da 200 Megawatt progettato dal Frankfurt Argaman Group, che dovrebbe sorgere entro il 2028 su una superficie di undici ettari, vicino a scuola e asilo. Una petizione contraria online segnala l’aumento di traffico, rumore e emissioni luminose, oltre alle alterazioni paesaggistiche, con edifici alti fino a 20 metri e una centrale elettrica a gas in contrasto a protezione del clima e ambiente. I contestatori hanno persino fondato un partito politico, Gemeinsam für Birstein (GfB – Insieme per Birstein), per bloccarla. Il consiglio comunale a guida SPD, CDU e Freier Bürgergemeinschaft (FBG), nonostante avesse raggiunto il numero necessario di sostenitori, ha però respinto l’iniziativa popolare di sottoporre il progetto a referendum. Nel caso di una questione tecnica ed economica così complessa spetta ai rappresentanti eletti assumersi la responsabilità, ha statuito la FBG. Pur ammettendo che il progetto cambierà il paesaggio cittadino e non sarà del tutto privo di emissioni, comporta sostanziali opportunità economiche per il Comune.

Però i contatti e le collaborazioni tra i contrari al famelico consumo di corrente dei data center -già nel 2022 la Frankfurter Rundschau indicava un consumo in Germania di circa 18 miliardi di kilowattora – si stanno intensificando. Una delegazione di Birstein ha partecipato a un incontro pubblico a Maintal, cui sono state presenti anche l’associazione ambientalista BUND e la televisione austriaca, dato che le proteste si stanno moltiplicando anche in Austria. “Qui sta prendendo forma qualcosa di simile al movimento antinucleare degli anni ’70 e ’80”, avrebbe pronosticato uno dei partecipanti. A Groß-Gerau, comune di meno di 27mila abitanti, i consiglieri comunali hanno respinto 18 voti a 14, e soddisfazione del sindaco Jörg Rüddenklau (SPD), il progetto da quasi 2,5 miliardi del Vantage Data Centers per 160 Megawatt su una superficie già acquisita di 14 ettari, indicando dubbi che l’onere per il comune ed i benefici fossero in proporzione ragionevole. Un’occasione mancata invece per Thomas Hlubek, capogruppo CDU locale. Le opposizioni non nascono solo ora, già due anni fa Svenja Stöbbe un’abitante di Hattersheim aveva iniziato una petizione contro la costruzione di tre data center su un’area di circa sette ettari classificata come zona prioritaria per l’agricoltura e che il piano regionale di utilizzo del territorio destinava ad area riservata a specifiche funzioni climatiche e alla protezione delle acque sotterranee, raccogliendo brevemente più di trecento adesioni. Oracle d’altronde intende investire in tutta la Germania 1,7 miliardi di euro e Google 5,5 miliardi, promettendo un programma capace di creare 9.000 posti di lavoro all’anno fino il 2029. Anche se non potrà mai colmare il divario con gli USA, per la Germania è vitale tenere il passo ed aprirsi alle aziende high-tech straniere per tenere i server in Europa.

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